La finanza parla arabo con i fondi islamici

Finanza araba Operare sui mercati nel “religioso” rispetto dei principi della Sharia è sempre più facile con il dilagare della così detta finanza islamica. Un’etica araba di investimento che vieta di esigere tassi d'interesse o di investire nella pornografia, nell'alcol, nel tabacco o nelle armi.

Non si tratta di prodotti di investimento elitari confinati al Medio Oriente però, ma di fondi dalle grosse ambizioni espansionistiche. La stampa parla infatti di asset bancari dal valore di 450 miliardi di dollari, 85 miliardi dei quali sono stati emessi sotto forma di bond al primo semestre di quest'anno, almeno 11 miliardi in fondi d'investimento. Il tasso di crescita della raccolta finanziaria è pari ormai al 15% all'anno.

Anche il mercato azionario italiano sta guardando ad Est e l'Unione Banche Arabe cede al corteggiamento annunciando la costituzione di una federazione con l'Abi, da realizzarsi entro un anno.

Le casse di Maometto, dunque, si rivelano una fonte sempre più importante di credito. Che da un lato si riversa sulle società occidentali, e dall'altro contribuisce a finanziare lo sviluppo delle economie emergenti, tanto le prime quanto le seconde a caccia della liquidità proveniente dai Paesi dei petrodollari, che nei prossimi 20 anni si stima avranno da spendere qualcosa come 20mila miliardi di dollari.

La liquidità Sharia-compatibile sembra avvalersi di strumenti in forte crescita, i bond islamici secondo la formula dei Sukuk. L’emissione di questi bond consente di finanziare l'espansione societaria o la costruzione delle infrastrutture del Paese e costituisce una buona opportunità per i paesi in via di sviluppo.

Nei primi nove mesi del 2007 il valore dei bond islamici è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, raggiungendo quota 22,4 miliardi di dollari. Lo rileva il sito Zawya.com segnalando che, tra le varie soluzioni proposte, la più gettonata è la Ijarah, un'obbligazione legata a contratti di leasing in linea con i precetti del Corano. Sempre secondo Zawya, solo 8 degli 81 bond monitorati, sono stati tolti dal mercato dall'inizio della crisi del credito. Non è ancora chiaro quanto e possiamo dirci cautamente ottimisti» ha detto all'agenzia Dow Jones Arul Kandasamy, responsabile per la finanza islamica di Barclays Capital.

Le obbligazioni Sukuk (questo il nome dei bond per i musulmani) hanno una struttura finanziaria che permette di rispettare i principi del Corano, che vieta a chi presta denaro di percepire interessi. Semplificando al massimo, questi titoli hanno un meccanismo che trasforma le cedole in canoni d'affitto. In un primo momento la società o il Paese che vuole emettere un bond crea una società-veicolo a cui vende un proprio terreno o un immobile. In un secondo momento questa società-veicolo emette il bond sui mercati internazionali, e usa i proventi di questa emissione proprio per pagare il terreno o l'immobile acquisito. A questo punto l'immobile viene affittato alla stessa società o Paese che l'aveva venduto: così viene pagato alla società-veicolo un canone d'affitto. E questo viene poi girato agli investitori.

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