L’assenteismo può costare fino ad un punto percentuale!

Prodi Parola di presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo! Se in Italia il fenomeno è significativo nel privato è a dir poco allarmante nel settore pubblico con percentuali di assenze superiori al 30% rispetto alle aziende.
Combattere l’assenteismo non è solo un dovere morale ma soprattutto un’esigenza economica se si considera che i lavoratori evanescenti costano allo stato circa un punto percentuale di Pil in termini di produttività.

Secondo le stime estratte dal cappello magico di Confindustria infatti l’assenteismo inciderebbe per 14,1 miliardi sul bilancio statale: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali. Se si portasse la quota di assenze totali, comprese le ferie, al livello di quelle nel settore privato darebbe un risparmio di 11,1 miliardi, non noccioline.

Ma quali sono i ministeri meno gettonati dai dipendenti? La pole position dell’assenteismo è guidata dal ministero della Difesa, con 65 giornate di assenza in un anno, seguiti da ministero dell'Economia e da quello dell'Ambiente, entrambi con oltre 60 giorni. Per avere una chiara geografia degli affetti da assenteismo basterà dare un’occhiata a questo articolo secondo cui tra gli enti locali a primeggiare sui certificati medici sarebbe il Comune di Vibo Valentia.

Inutile dire che è una questione culturale più che salariale. Senza necessariamente voler ricordare il cospicuo stipendio dei parlamentari possiamo menzionare la proposta di un (dis)onorevole che tempo fa avrebbe proposto al premier in carica di introdurre un premio di presenza in aula aggiuntivo rispetto al salario..

Se l’uscita ha un sapore vagamente umoristico, la realtà dei fatti suona ben più stravagante se si pensa che il premio di presenza nella pubblica amministrazione esiste già dal 1995. Il premio per chi semplicemente si presenta al lavoro è occultato abilmente nel contratto nazionale dei ministeri sotto la misteriosa sigla Fua, Fondo unico di amministrazione. Si tratta di soldi che, attraverso la contrattazione integrativa, vengono formalmente destinati a premiare la «produttività» dei lavoratori, ma che di fatto si risolvono in un aumento in busta paga per il solo fatto di timbrare il cartellino (v. articolo).

Di incentivi si ma soprattutto di sanzioni avrebbe bisogno l’Azienda Italia a detta dell’industriale numero uno del nostro paese: dovrebbe essere multato «chi non produce pur essendo pagato per farlo. Nel pubblico impiego serve poi - ha detto - una verifica oggettiva dell’impegno. Basta con i premi di risultato uguali per tutti».

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