Nuova Robin Tax nella legge di Stabilità 2016? Governo smentisce

A Piazza Affari le società energetiche risentono dell'indiscrezione in avvio di seduta.

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Aggiornamento ore 15:00 - Palazzo Chigi smentisce l'indiscrezione del Sole 24 Ore: non c'è nessuna nuova Robin Tax per il settore energetico allo studio dell'esecutivo. Una ipotesi che semplicemente "non esiste" ha spiegato una fonte governativa all'agenzia Reuters.

Una Robin Tax nuova, rivisitata e corretta, potrebbe spuntare tra le maglie della Legge di Stabilità 2016. La tassa sugli utili delle società energetiche, in origine introdotta nel 2008, potrebbe vedere nuova luce dopo la bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, dell'addizionale Ires sulle società del settore. A fornire l'indiscrezione è stamattina Il Sole 24 Ore. A Piazza Affari fin dai primi scambi le società energetiche non fanno i salti di gioia, come si vede dalle performance di A2A, Eni e Enel, Enel Green Power.

Il governo però deve fare cassa, tra annunci di abolizione della Tasi sull'abitazione principale e di riforma delle pensioni. Lo stop alla Robin Tax, la sentenza della Consulta sull'indicizzazione delle pensioni superiori a 3 volte il minimo bloccate dal governo Monti e il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici valgono circa 1,5 miliardi di euro.

Secondo Il Sole la nuova Robin Tax non potrà più essere un’addizionale all’Ires sugli extra-profitti delle imprese energetiche e petrolifere che hanno conseguito nel periodo di imposta un volume di ricavi maggiore di 25 milioni di euro. Per superare le contestazioni della Consulta si vaglia la potenziale compatibilità della nuova tassa con le accise pagate dalle imprese che operano sempre nel comparto energetico.

Robin Tax: che cos’è?

10 febbraio 2013


È di ieri la querelle sulla Robin Tax tra l’Authority per l’energia e Assoelettrica, l’associazione di categoria delle imprese elettriche, accusate di scaricare la tassa, introdotta nel 2008 dal governo Berlusconi, sui consumatori.

Ma di preciso che cos’è la Robin Tax? È una tassa sulla valorizzazione automatica delle scorte petrolifere in base alla quale i petrolieri sono tenuti a far emergere la plusvalenza realizzata dagli stock comprati a basso prezzo da sottoporre poi all'Ires, ovvero l’imposta proporzionale sul reddito delle società, che risulta così maggiorata. L'aliquota da pagare viene riportata con una apposita addizionale dal 27 al 33% per le industrie gas e oil, traducendosi in una maggiore tassazione dei ricavi delle aziende del settore.

La tassa era stata studiata dall’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti per venire incontro alle esigenze di anziani e le fasce deboli, con l’obiettivo di raggiungere per la stessa via il pareggio di bilancio nel 2011. L’allora titolare del dicastero di via XX settembre aveva assicurato che sarebbe stato impossibile traslare la Robix tax sui consumatori, sulle famiglie, cioè in bolletta o sulla benzina e il diesel. La legge vieta espressamente:

di traslare l'onere della maggiorazione d'imposta sui prezzi al consumo.

Ma le cose sarebbero andate diversamente a 4 anni dalla sua introduzione secondo l’Authority la tassa che enfaticamente porta il nome di Robin Hood, e che riguarda anche banche e assicurazioni, non toglie ai "ricchi" petrolieri per finanziare i "poveri" e ignari consumatori ma sarebbe stata caricata in larga parte proprio su di loro. Da qui la denuncia dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas che ha il compito di vigilare appunto sulla corretta applicazione della legge in materia e che ieri ha fatto sapere di aver documentato 199 casi di "ricarico" della tassa sulle spalle dei consumatori. A ridere sono solo le casse statali con 1,457 miliardi di euro incamerati con la Robin nell'ultimo esercizio.

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