Robin Tax incostituzionale secondo la Consulta, ecco perché

I dubbi c'erano tutti, oggi la pronuncia "pro futuro" della Corte Costituzionale sulla Robin Tax.

La Robin Tax, la tassa sulle società energetiche, è incostituzionale secondo la Consulta ma la pronuncia vale pro futuro, a partire cioè dal giorno seguente alla pubblicazione del verdetto sulla Gazzetta Ufficiale.

La Corte Costituzionale nella pronuncia di oggi spiega che la legge introdotta nel 2008 dal governo Berlusconi e che prevede un'addizionale Ires per le compagnie energetiche era nata per far fronte a "una congiuntura economica eccezionale" ma si "è invece stabilita una imposizione strutturale".

La Robin Tax:

"ha previsto una maggiorazione d'aliquota di una imposizione, qual è l'Ires, che colpisce l'intero reddito dell'impresa"

e non solo i sovra-profitti visto che manca:

"un meccanismo che consenta di tassare separatamente e più severamente solo l'eventuale parte di reddito suppletivo connessa alla posizione privilegiata dell'attività esercitata dal contribuente al permanere di una data congiuntura".

La "grave incongruenza" è stata così sanata dalla Consulta, la pubblicazione della sentenza in GU potrebbe avvenire già oggi. A sollevare la questione di legittimità sulla Robin tax, che ha fatto incassare allo Stato un mld nel 2014, era stata la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia dopo il ricorso presentato da una rete di punti vendita di carburanti, Scat Punti vendita spa, contro l'Agenzia delle Entrate locale.

L’Authority: Robin Tax scaricata sulle bollette. Assoelettrica smentisce

10 febbraio 2013. Quasi 200 le società che avrebbero scaricato su utenti e famiglie la maggiorazione Ires che dal 2008 viene fatta pagare ai petrolieri. Secondo l’ente che per legge deve vigilare sul divieto di traslazione della Robix Tax le aziende avrebbero così aumentato i margini di profitto per quasi 1,6 miliardi di euro.

Per l’Autorithy le società finite nel mirino della Relazione presentata al Parlamento il 24 gennaio scorso:

hanno continuato ad attuare politiche di prezzo tali da costituire una possibile violazione del divieto di traslazione, comportando comunque uno svantaggio economico per i consumatori finali.


E poco importa se va registrato:

un trend decrescente degli effetti prezzo a partire dal 2009 (secondo esercizio di applicazione dell'addizionale).

Perché tale andamento:


non ha ridotto in maniera significativa i casi di incremento dei prezzi riconducibili a possibili condotte traslative.

Con la manovra finanziaria di agosto di due anni fa l'addizionale Ires è salita dal 6,5% al 10,5% ed è stata allargata al comparto energia. Alcune società avrebbero quindi pensato bene di rifarsi sui consumatori, violando la legge e aumentando i loro guadagni grazie al trasferimento in bolletta dell’addizionale Ires.

La legge prevede l’esplicito divieto di tale pratica, di trasferire l’onere della maggiorazione Ires sui prezzi al consumo, quindi anche di benzina e gasolio. Nel rapporto si parla in dettaglio delle aziende che sarebbero coinvolte nella traslazione. Si tratta di 199 operatori su 476 totali. 105 appartengono al settore energia elettrica e gas, 94 a quello petrolifero.

Per tutti:

è stata riscontrata una variazione positiva del margine di contribuzione semestrale riconducibile, almeno in parte, alla dinamica dei prezzi.

Per l’Autorità, che non dispone di poteri sanzionatori diretti in materia, è quindi:

ragionevole supporre che, a seguito dell’introduzione dell’addizionale Ires, gli operatori recuperino la redditività sottratta dal maggior onere fiscale, aumentando il differenziale tra i prezzi di acquisto e i prezzi di vendita.

Per Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, i sospetti dell’Authority non sono fondati. E la Robin oltre che iniqua sarebbe pure incostituzionale:


Le imprese elettriche non hanno scaricato la Robin tax sui consumatori; prima di gridare al ladro sarebbe opportuno verificare che sia stato davvero commesso il furto.

Secondo il leader dell’associazione di categoria, i dati diffusi suscitano molte perplessità in primo luogo perché le tariffe di gran parte del settore sono regolamentate:


dall’Autorità stessa, sono fisse e non esiste possibilità di recuperare in alcun modo la riduzione del margine indotta dalla Robin Tax.

Poi per quel che è relativo alla parte cosiddetta libera del mercato elettrico, beh, dice Testa, questa è in forte affanno, sia per la crisi economica, sia per la concorrenza del settore fotovoltaico. Poi il presidente di Assolettrica fa a un appunto metodologico: l’Autorità per l’energia elettrica e il gas non ha fatto altro che confrontare i dati dei redditi delle imprese del 2010 e del 2007 con un’analisi quantitativa a campione, rilevando che i margini di alcune si erano rafforzati.

Ora da Assoelettrica ci si aspetterebbe un (contro) rapporto dettagliato almeno quanto quello dell’Autorità che fughi tutti i dubbi.

robin tax

Foto © Getty Images

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