Mercato elettrico: l’abbaglio della liberalizzazione

Liberalizzazione mercato elettrico Ha aperto le porte al mercato ma nessuno ne ha approfittato, questo il resoconto sulla liberalizzazione del mercato elettrico in atto da sei mesi a questa parte. Secondo l’indagine del Rie, Ricerche industriali ed energetiche, solo l'1,8% di clienti domestici ha scelto di abbandonare l'Enel, con un risparmio annuo di appena 10 euro.

Più che di libero mercato si tratterebbe del monopolio dei soliti noti stando al parere dell’Antitrust che prova ad analizzare i presunti competitors del comparto elettrico. Parlando di Terna (la societa' proprietaria della rete, e gestisce cavi, tralicci, commutatori e tutto quello che serve a portare energia ai consumatori), bisogna rilevare come sia controllata dal Ministero dell’Economia attraverso la Cassa Depositi e Prestiti 8ìla stessa che controlla Enel).

La conclusione è che in questo caso non c’è reale alternativa ad Enel visto che Terna provvede semplicemente a far girare l’elettricità prodotta da Enel, controllata oltretutto dagli stessi organismi pubblici.
Sostiene un interessantissimo articolo pubblicato su La Stampa che “oggi Enel (cioè lo Stato) produce circa la metà dell’energia elettrica italiana, la fa girare su rete Terna (cioè lo Stato) e la vende sul mercato vincolato tramite Enel Distribuzione (cioè sé stessa, cioè lo Stato) e sul mercato libero tramite Enel Energia (cioè sé stessa, cioè lo Stato)”.

Passando poi ad Eni, il principale concorrente di Enel, bisogna rilevare come sia posseduta a sua volta per il 20,31% dal ministero dell’Economia, per il 9,99% alla Cassa Depositi e Prestiti e di come sia stato impedito a qualsiasi azionista di possedere oltre il 3% delle quote dell’azienda.

Non va meglio oltre confine dove solo lo 0,06% degli utenti francesi avrebbe cambiato gestore, tuttavia in Itsalia si aggiunge l’aggravante dei prezzi. Tutto da noi costa di più, energia compresa che supera la media europea di ben tre volte sui prezzi all’ingrosso: 64 euro al megawattora rispetto ad una media europea di 20 euro.

A “pompare” i prezzi energetici l’utilizzo dei combustibili e l’elevata pressione fiscale nel nostro paese: ad esempio una fornitura della potenza di 30 Kw, con un consumo medio di 0,03 GWh l’anno, il carico fiscale è del 21 per cento in Francia, del 16 in Germania, del 18 in Spagna e Belgio, del 29 per cento in Italia. Carico che sale al 31 per cento nelle forniture di 500 kW con un consumo medio di 2 GWh l’anno.

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