Lavoro: irregolari a quota 3 milioni!

Lavoro irregolare Occupazione in crescita anche se irregolare! Dei 24 milioni di lavoratori rilevati dall’indagine Istat sarebbero circa 3 milioni gli irregolari. I contratti flessibili perdono quote rispetto agli impieghi regolari ma riguardano ancora una parte considerevole della popolazione.

Cosa si intende per lavoro irregolare?
Considerato che questa tipologia di lavoro riguarda prevalentemente gli stranieri, il lavoro si può dividere in tre tipologie:


  • gli irregolari residenti, cioè gli occupati che si dichiarano nelle indagini presso le famiglia ma non risultano presso le imprese, e che rappresentano la componente più rilevante pari a 1 milione 629 mila unità;

  • gli stranieri non regolari e non residenti, che rappresentano circa 275 mila unità di lavoro;

  • le posizioni plurime, che raggiungono 1 milione 48 mila unità circa e mostrano un trend di crescita, con un più 114 mila unità.

Quali i settori interessati?
L'agricoltura e le collaborazioni domestiche sono i campi in cui il fenomeno del lavoro nero è più accentuato: il comparto agricolo registra infatti il 22,2% dei lavoratori irregolari, fotografati dall'Istat nell'ultimo rapporto sull'occupazione non regolare relativo al 2005 e diffuso in questi giorni.

"Livelli ancora più elevati" si registrano nel comparto dei servizi domestici dove la quota di unità di lavoro non regolare raggiunge invece il 53,4%. Il Sud rappresenta la patria dell'irregolarità con una percentuale del 19,6% di 'nero', cioé quasi un lavoratore su cinque, contro una media nazionale del 12,1%. L'andamento in agricoltura, si legge nelle tabelle dell'Istat, è in crescita rispetto all'anno precedente quando il tasso di irregolarità è stato pari al 18,9%. E si attesta sui massimi dei cinque anni precedenti. A contribuire al dato peggiore del mercato, spiega il rapporto, pesa "il carattere frammentario e stagionale dell'attività produttiva" che "favorisce l'impiego di lavoratori temporanei, che, essendo in molti casi pagati a giornata, non sono regolarmente registrati".

La geografia
E’ la Calabria, con il 26,9 per cento, la regione col più alto tasso di lavoratori irregolari. Nel 2005 in questo periodo – stando ai dati Istat – i lavoratori non regolari erano due milioni e 951 mila su circa 24 milioni e 329 mila unità. Nel dettaglio il tasso di irregolarità (calcolato come incidenza delle unità di lavoro non regolari sul totale delle unità di lavoro) si attesta nel 2005 intorno al 12,1 per cento (+13,8 per cento nel 2001).

I differenziali tra i tassi di irregolarità a livello territoriale dipendono sia dalla diversa specializzazione produttiva di ciascuna area geografica sia da una maggiore o minore propensione delle unità produttive delle regioni ad impiegare lavoratori non regolari.

Nel Mezzogiorno, ad esempio, i tassi di irregolarità riguardano principalmente il settore agricolo, dove tale attività produttiva assume una dimensione rilevante rispetto all’economia dell’intera area. Nel 2005 il 25,3 per cento delle unità di lavoro sono irregolari. Si registrano, inoltre livelli di irregolarità superiori alla media nazionale (22,2 percento) in Campania (31 per cento), nel Lazio (30,2 per cento), in Calabria (29,4 per cento), Friuli-Venezia Giulia (25,1 per cento), Sardegna (24,6 per cento) e Sicilia (23,5 per cento). Rispetto ad altre aree territoriali, il Meridione registra tassi di irregolarità relativamente elevati anche nel settore dell’industria in senso stretto. Il settore dell’edilizia, in particolare, registra tassi di irregolarità superiori al 15 per cento nel Lazio e in tutte le regioni del Mezzogiorno raggiungendo i livelli più elevati in Calabria e Sicilia (rispettivamente 44,3 per cento e 30,1 per cento).

  • shares
  • +1
  • Mail