Processo Parmalat, una storia infinita

Processo Parmalat Sono passati 4 anni e mezzo dal crack della Parmalat, ma la partita giudiziaria non è ancora chiusa per le migliaia di risparmiatori truffati dai bond “carta straccia”.
Inizierà venerdì prossimo (14 marzo) a Parma il processo all’azienda di Collecchio per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere.

I capi di imputazione sono raccolti in piu' di duecento i faldoni, ripartiti in 5 processi, per un totale di 10 milioni di pagine di documenti; 56 gli imputati che arriveranno a giudizio, esclusi patteggiamenti e riti abbreviati: un lavoro comunque immane per procura, tribunale e personale amministrativo che rischia di far soccombere un sistema giudiziario gia' in forte affanno per carenza di personale.

Si contano fino ad oggi 125 udienze in cui il patron dell’azienda, nonché principale imputato, Callisto Tanzi, avrebbe chiamato a testimonianza ben 33.500 testimoni per dimostrare davanti alla corte la sempre sostenuta responsabilita' delle banche nel default. Numerosi i risparmiatori che si sarebbero infatti costituiti parte civile nel processo avvallando la linea difensiva dell’avvocato di Tanzi, secondo cui la responsabilità del crack sarebbe interamente imputabile alle pratiche scorrette delle banche.

Nella lista di 247 testimoni che la procura avrebbe citato ci sarebbero numerosi nomi eccellenti, tra cui Beppe Grillo, ma anche dipendenti Parmalat che per anni hanno lavorato fianco a fianco con gli imputati.

Ci sarà tempo solo fino al 14 marzo dunque per costituirsi parte civile nel processo Parmalat. "I titolari di azioni o obbligazioni Parmalat - spiega il Codacons - hanno tempo fino al 14 marzo per costituirsi parte civile nel procedimento penale dinanzi al Tribunale di Parma che vede imputati i soggetti coinvolti nel fallimento della società". "La costituzione di parte civile - prosegue l'associazione - é il principale strumento per tentare di recuperare le somme perdute nell'investimento" (v. comunicato).

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