Peer-to-peer: spiare gli utenti è illegale!

Caso Peppermint Spiare gli utenti di siti peer-to-peer è reato quanto scaricare file musicali o giochi da Internet!
A stabilirlo l'Autorità per la privacy che ha chiuso l'istruttoria avviata sul 'caso Peppermint', la società discografica che aveva svolto, attraverso una società informatica svizzera (utilizzata anche dalla società Techland con riferimento a software relativi a giochi), un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer, o se preferite p2p.

Il caso
Tramite un software della Logistep AG, la casa discografica Peppermint aveva ottenuto “un download di test dei brani e ha verificato il valore hash del file” “beccando” quasi 4.000 utenti colpevoli di aver scambiato musica in sistemi di condivisione.
L’Ip dei 3.636 contribuenti da cui si è risaliti alle loro generalità è stato fornito dagli ISP, dai provider condannando i malcapitati a multe pecuniarie.
Una serie di raccomandate di accomodamento erano state inoltrate per evitare agli utenti di finire in tribunale: 330 Euro per risarcimento danni e la questione si risolve, diceva lo studio.

La decisione dell’Authority
Il Garante, richiamando anche la decisione dell'omologa Autorità svizzera, ha ritenuto illecita l'attività svolta dalle società (v. articolo).

Innanzitutto, ha ricordato il Garante, la direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. E' stato, poi, violato il principio di finalità: le reti p2p sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e file per scopi personali. L'utilizzo dei dati dell'utente può avvenire, dunque, soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori quali quelli perseguiti dalle società Peppermint e Techland (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno).

Infine non sono stati rispettati i principi di trasparenza e correttezza, perchè i dati sono stati raccolti ad insaputa sia degli interessati sia di abbonati che non erano necessariamente coinvolti nello scambio di file. Sulla base del provvedimento del Garante (di cui è stato relatore Mauro Paissan), le società che hanno effettuato il monitoraggio dovranno ora cancellare, entro il 31 marzo, i dati personali degli utenti che hanno scambiato file musicali e giochi attraverso il sistema p2p.

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