Paul Krugman: il rigore uccide l'Europa

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Qual’è la posizione del premio Nobel per l’Economia Paul Krugman sulla cosidetta guerra delle valute? Per alcuni sarà una sorpresa…
Secondo l’economista ed editorialista del New York Times: “Le guerre valutarie quasi sicuramente rappresentano un vantaggio per l’economia mondiale”. Questo almeno è quello che è avvenuto ai tempi della crisi del Ventinove e della Grande Depressione: gli stati abbandonarono “il Gold Standard per essere liberi di perseguire politiche di espansione monetaria”.

La lezione Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna sembrano averla imparata, visto che “stanno cercando di portare avanti una politica di espansione monetaria, con la svalutazione della moneta come effetto collaterale” - quello “di cui il mondo ha bisogno”.
L’Europa rischia di perdere competitività, ma può sempre fare ciò che stanno facendo gli altri, convincendo la “Bce a intraprendere misure di espansione”.
Il timore di un euro troppo forte sta spuntando le armi dei sostenitori dell’austerità, che sia in Europa che negli Stati Uniti sembrano essere in difficoltà. Basta citare il caso di

Olli Rehn, vicepresidente della Commissione europea e fiero paladino del rigore, ha scritto una lettera ai ministri dell’Economia in seguito alle disastrose notizie sull’economia europea, che hanno confermato l’allarme dei contestatori dell’austerity e indotto a rivedere i moltiplicatori della spesa pubblica, troppo elevati in una situazione di trappola della liquidità.

Secondo il commissario la risposta sarebbe quella di non diffondere questo genere di studi. Come dice Krugman questa gente ha già fatto troppi danni e rischia di farne ancora.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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