Incapienti e assegni familiari: pronta la cura fiscale

Cura fiscale Taglio delle aliquote e imposte negative, questa la ricetta contenuta nel Libro Bianco sull'Irpef per combattere l’evasione fiscale.
Realizzato dalla commissione di studio istituita dal viceministro Visco nel marzo dello scorso anno è stato appena presentato il libro bianco sulla riforma fiscale che ipotizza il taglio di 3 punti percentuali sulle aliquote Irpef attualmente al 23 e al 38%.

Taglio dell’Ici? Inutile!
Stando alle parole del viceministro uscente Visco l’abolizione dell’Ici non sarebbe infatti la cura ideale all’evasione, avvantaggiando solo le fasce di popolazione che non ne hanno bisogno.
Visco ha infatti sottolineato come "in tutto il mondo la finanza degli enti locali è basata su questa imposta patrimoniale. Negli Usa l'imposta media è l'uno per cento del valore di mercato, non di quello catastale. La gente protesta, ma la paga perché sa che i servizi dipendono da quello".

In 400 pagine di analisi economica il Libro bianco porta alla luce le criticità del sistema fiscale nazionale delineando una riforma efficace per il risanamento delle finanze ed equa per la popolazione.
Tra i punti dolenti che interessano maggiormente lo Stivale Visco individua:

1. Evasione
"La base imponibile molto ristretta, che si limita sostanzialmente ai redditi di lavoro e di pensione" è sicuramente uno dei punti critici, oltre alla mancanza di un coordinamento con i sistemi di tassazione previsti per altri tipi di reddito. Inoltre il gettito dell'Irpef è molto elevato, soprattutto se lo si confronta con altre fonti di prelievo: l'Iva, ad esempio, fornisce un gettito inferiore di due punti di Pil rispetto a quanto accade in altri Paesi. Di conseguenza, "la riduzione dell'evasione dell'imposta sul valore aggiunto, che avrebbe anche effetti indiretti di allargamento della base imponibile Irpef, dovrebbe in prospettiva consentire una riduzione dell'incidenza dell'imposta superiore ai due punti di Pil".

2. Detrazioni progressive
L'imposta andrebbe poi riorganizzata, e il prelievo reso più trasparente, superando il sistema delle detrazioni o deduzioni di imposta decrescenti rispetto al reddito, che determinano - ha continuato Visco - "una progressività molto elevata sui redditi bassi e un'incidenza troppo elevata sui redditi medi che risultano i più penalizzati dall'attuale struttura".
Stop all'uso dell'imposta come strumento di elargizione di incentivi specifici, spesso di scarso rilievo quantitativo, perché in questo modo vengono meno semplicità e razionalità del prelievo e si va verso una gestione sempre più complicata dell'imposta, a danno dei contribuenti.

3. Carichi familiari
Manca, infine, un coordinamento tra il prelievo Irpef e gli assegni familiari, che andrebbero unificati alle detrazioni per carichi di famiglia tramite un sistema di imposta negativa, mentre supera l'esame l'attuale tassazione su base individuale, perché lo splitting, ovvero la tassazione per parti (o quoziente familiare) finirebbe per ridurre l'imposizione per i redditi elevati, scoraggiando inoltre il secondo lavoro familiare.

La “cura” fiscale
Quale soluzione ad un sistema poco performante e largamente dispersivo? Visco propone nel docimento la riduzione della prima e terza aliquota, oggi al 23 e al 38%, fino al 20 e al 36% rispettivamente.

1. Il primo passo potrebbe essere il taglio di un punto dell'aliquota per i redditi fino a 15mila euro e la rimodulazione delle detrazioni personali, scorporando la detrazione per "minimo lavorativo" e quella per "spese di produzione del reddito".

2. Il secondo intervento corrisponde alla riduzione dell'aliquota per i redditi fino a 55mila euro dal 38 al 36 per cento e la prima di un ulteriore punto percentuale.

3. Terza tappa dovrebbe riguardare il riproporzionamento delle detrazioni per minimo lavorativo e quelle per pensione.

4. La "dote fiscale", dovrebbe poi essere proporzionata al numero dei figli, riassorbendo gli attuali assegni per il nucleo familiare e le detrazioni Irpef, incrementando in modo significativo il sostegno alle famiglie.

5. Si dovrebbe inoltre rafforzare il sostegno ai nuclei familiari stanziando per ogni figlio una dote, calcolata sulla base di un indicatore di reddito. Dipendenti e parasubordinati la riceverebbero direttamente in busta paga, mentre gli autonomi ne usufruirebbero in sede di dichiarazione dei redditi.

6. Ultimo gradino della riforma riguarderebbe invece il ricorso all’imposta negativa per gli incapienti, già presente nei sistemi francese (prime pour l'emploi), britannico (child e i working tax credit) e statunitense (l'earned income tax credit). Si tratterebbe di erogare in busta paga a favore dei lavoratori incapienti la detrazione "spese di produzione del reddito", mentre per coloro che sono ai margini del mercato del lavoro andrà costruito uno strumento distinto.
Il costo di un intervento di questo tipo è valutato in poco più di un punto di Pil, ma nulla toglie che si possa procedere per passi successivi.

Il meccanismo di imposta negativa scatta quando la detrazione eccede, in tutto o in parte, l'imposta lorda del contribuente, a cui si concede comunque la possibilità di usufruirne, fino alla concorrenza dell'ammontare previsto, con altre modalità: erogazione di un assegno di importo corrispondente, compensazione con altre imposte, ecc.

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