Investimenti etici crescono!

by Luke Flowers Investire in ambiente e disarmo è ormai una moda diffusa in Italia. Che si tratti di energie rinnovabili o di diritti umani l’investimento etico sostiene attività economiche “pulite”.

Diversi i criteri guida di questi fondi che, oltre al rendimento economico garantiscono l’investitore sulla destinazione finale dei propri risparmi. Negli Stati Uniti il comparto degli investimenti socialmente responsabili ha raggiunto un patrimonio di 201,8 miliardi di dollari, con una crescita del 13% in due anni, contro il 3% registrato dall'industria del risparmio gestito nel suo complesso.

Di minor entità ma in crescita esponenziale il mercato dei fondi etici in Europa che registra 49 miliardi di euro di investimento complessivo con un progresso del 43% nei primi sei mesi del 2007 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Anche l’Italia sembra apprezzare questi prodotti finanziari, al momento 33 (di cui 13 azionari, 13 obbligazionari, 6 fondi bilanciati e un fondo flessibile), verso cui confluiscono 1.637,6 milioni di euro.

Il rapporto realizzato dall'Osservatorio Finanza Etica evidenzia come il 78,8% dei fondi etici italiani non investe nell'industria delle armi. Sette fondi su 33 (pari al 21,2%) escludono i titoli di debito pubblico di Paesi in cui viene applicata la pena di morte. Il 64,7% delle società di gestione del risparmio che propongono l'investimento etico ha aderito alle linee guida Eurosif sulla trasparenza, il 58,8% si avvale di un comitato etico.

L’orizzonte lungo dei rendimenti

I fondi etici rappresentano, oltre ad un impegno etico, anche un buon investimento sul lungo. Se infatti è vero che per il risparmiatore italiano la performance a un anno è stata negativa (-6,75%), anche a causa dell'andamento generale del comparto azionario, "l'orizzonte temporale coerente con l'investimento socialmente responsabile è, tendenzialmente - spiega Gadda - di medio lungo termine". E infatti se si guarda ai risultati a 3 e 5 anni i valori medi di rendimento si attestano rispettivamente a quota 5,23% e 13,7%, a dimostrazione che "è proprio sul medio-lungo termine che i fondi etici possono dare i rendimenti migliori".

Selezione

Cosa rende “etico” un fondo? La natura e le attività delle aziende in portafoglio.
Dovranno agire nel rispetto dell'ambiente, dei diritti umani e garantire la trasparenza per poter vedere le proprie azioni inserite in portafogli etici. Il 78,8% dei fondi etici italiani privilegia "imprese sensibili all'impatto ambientale dei propri prodotti e processi produttivi". Il 18,2% dei gestori privilegia società che producono o utilizzano energie rinnovabili, e il 15,1% quelle che riducono le emissioni inquinanti, o i consumi di energia elettrica (18,2%).

Il 54,6% dei fondi etici italiani (corrispondenti a 18 su 33) adotta il principio della "tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro". Quattordici fondi (il 42,4%) investe in imprese che "testimoniano un rapporto positivo con le comunità locali; dieci fondi etici (il 30,3%) nella selezione del portafoglio titoli attribuiscono un valore prioritario al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.

Ci sono poi criteri legati alla governance aziendale: otto fondi prediligono le imprese che adottano criteri di trasparenza nell'amministrazione finanziaria e nella remunerazione dei manager, 11 quelle che "mantengono un rapporto positivo con gli azionisti", 10 quelle che "non vengono coinvolte in episodi di corruzione".

Esclusione

In cosa differiscono dai normali fondi? Dal processo e dai criteri di selezione del portafoglio.
Tra i fondi etici italiani, 26 non investono in titoli di società che producono o commercializzano armi, e 25 escludono l'industria del tabacco dall'universo investibile del fondo. Venti escludono società attive nei settori del gioco d'azzardo, 18 dall'industria dell'alcool, 20 della pornografia e 14 dell'ingegneria genetica.

Sei fondi etici tra i 33 che operano in Italia, infine, escludono le società che forniscono servizi di test sugli animali, mentre altri due fondi si limitano ad escludere quelle che effettuano test per scopi non medici (tra i quali, per esempio, quelli realizzati per conto dell'industria cosmetica). Il 9% dei fondi etici italiani esclude società che producono pesticidi o altri prodotti inquinanti, e il 18,2% non ammette società coinvolte nella raccolta, trasformazione o commercializzazione di legname proveniente da foreste protette.

Il 36,4% esclude dal portafoglio i titoli di Stato di Paesi che violano sistematicamente i diritti civili e politici, o i diritti umani (9%), oppure sono coinvolti in operazioni militari condotte senza l'autorizzazione di organizzazioni sopranazionali (18%). Il 7% dei fondi etici italiani, infine, non ammette, all'interno del proprio paniere, i titoli del debito pubblico di Paesi nei quali è presente o viene applicata la pena di morte.

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