I consumi toccano il fondo

Crisi dei consumi E’ la crisi più significativa registrata dal 2005. L'Indicatore dei consumi elaborato da Confcommercio (Icc) segnala a marzo 2008 un calo dell'1,7% su mese confermando "il permanere di una crisi profonda e strutturale della domanda interna". Secondo quanto riportato dalla nota di Confcommercio "nel complesso del primo trimestre del 2008 la riduzione è stata dello 0,7% (+0,3% nell'analogo periodo del 2007)”.

"Il dato di marzo dell'Icc continua a riflettere un'evoluzione negativa della domanda di beni (-3,4% in quantità rispetto all'analogo mese del 2007) a cui si contrappone una crescita per i servizi (+2,3%)".
Rimangono forti tensioni su beni alimentari ed energetici che subiscono un’ulteriore accelerazione (3,1% a fronte del 2,6% di febbraio), fenomeno che ha interessato sia i beni (+3,4%), che i servizi (+2,3%).
"La presenza di un quadro negativo sul versante della domanda per consumi da parte delle famiglie è confermato dalla riduzione dello 0,8% registrata in termini congiunturali dall'ICC nel mese di marzo. Il dato è sintesi di una flessione dell'1,6% per i beni e di una crescita dell'1,0% per i servizi", continua la nota.

La soluzione Coldiretti
Critica Coldiretti, che auspica "una ricomposizione della filiera agroalimentare”. L’associazione sostiene infatti che “i troppi passaggi e le inefficienze odierne che portano i prezzi alle stelle per i consumatori danneggiano le imprese agricole due volte perche' riducono i margini e favoriscono il calo dei consumi. Lo dimostra il fatto che si e' verificato un calo degli acquisti familiari del 6,2% per il pane, del 4,2% per gli ortaggi, del 2,6% per la pasta e per il 2,4% per la frutta, secondo Ismea Ac Nielsen nel 2007".

Se dal grano al pane i prezzi, sottolinea la Coldiretti, "aumentano di dieci volte (da 0,26 a 2,7 euro al chilo), il prezzo del latte dalla stalla al consumatore moltiplica quasi per quattro da 0,42 a 1,60 euro al litro, mentre le carote di quasi cinque volte da 0,25 a 1,20 euro al chilo secondo il servizio Sms consumatori attivato dall'Ismea". Ancora piu' grave, secondo l'associazione dei coltivatori, "e' la situazione nel settore delle carni, dove gli allevatori si preparano ad attuare lo sciopero del prosciutto di fronte all'impossibilita' di far crescere maiali di qualita' che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo", una cifra "ben al di sotto dei costi di produzione mentre nel biennio 2005-2007 secondo il Consorzio le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che e' stato pari a circa 24,34 euro/kg

La ricetta di Federconsumatori
Lancia invece un invito a Confcommercio la Federconsumatori che suggerisce di proporre agli associati una riduzione dei prezzi come "le leggi di mercato insegnano, i prezzi devono calare se si vuole ritrovare un nuovo punto di equilibrio del mercato", afferma Carlo Rienzi. "Sarebbe gravissimo se - conclude Rienzi - a fronte di un calo delle vendite, i commercianti si illudessero di poter mantenere i profitti di prima alzando i prezzi. La crisi diventerebbe ancora peggiore. L'unica via e' il rilancio dei consumi, impossibile senza prezzi accessibili per la famiglia media italiana".

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