Rinegoziazione dei mutui, dov’è la fregatura?

Mutui Il “ Caveat emptor” arriva come di consueto dalle associazioni consumatori che facendo i conti in tasca alle famiglie avvertono: con l’accordo Abi-governo sui mutui si rischia di pagare fino a 12.000 euro in più sui mutui rinegoziati!

«I mutuatari devono essere consapevoli che ciò che non viene pagato nella rata dovrà essere pagato a fine mutuo caricato degli interessi», avverte Paolo Landi di Adiconsum.

In cosa consiste la rinegoziazione?
Questo il meccanismo: se la rata non è sopportabile si riduce e quanto corrisposto in meno, rivalutato da tassi di remunerazione per la banca, viene accodato alla fine del mutuo e ne comporterà l’allungamento.
La misura permette certo un alleggerimento di breve termine sulla spesa annua per il mutuo, ma, sostiene Adiconsum, la si sconta sul lungo periodo.
La durata del mutuo si allunga e ciò che non si è pagato oggi, sarà pagato in futuro caricato dei relativi interessi.

I “pro”
Il “merito” dell’accordo raggiunto dal governo sta nel fatto che la banca è obbligata a rinegoziare mentre fino ad oggi, come è accaduto frequentemente, poteva non offrire la propria disponibilità.
In questo senso, l’accordo facilita il rapporto banca-mutuatario e fissa le condizioni dell’accantonamento.

I “contro”
Certo non è tutt’oro quello che luccica. L’anno preso a riferimento infatti è il 2006, in cui però si erano già registrati gli aumenti più rilevanti.
L’abbassamento della rata del mutuo a tasso variabile di circa 100 euro viene addebitata su un conto finanziamento. Su queste somme maturano interessi ad un tasso fisso(oggi del 5,13%) che si cumulano nel corso degli anni fino alla scadenza del mutuo.
Il vantaggio per le famiglie è una rata del mutuo compatibile con il proprio reddito, ma ciò non comporta alcuna riduzione dei relativi interessi maturati e il pagamento di ulteriori interessi a scadenza.

Parlare, quindi, di benefici di 800-1000 euro è assolutamente fuori luogo.

Aspetti da chiarire
Molti sono gli aspetti ancora da chiarire e che possono incidere sulla valutazione dell’accordo, secondo Adiconsum:


  • la tenuta del conto finanziamento è gratuita oppure vi gravano dei costi?

  • Le quote accantonate sono solo interessi o quote di capitale?

  • Gli addebiti sul conto beneficiano delle detrazioni fiscali?

  • In caso di abbassamento dei tassi ritorno ad una bassa inflazione, il mutuatario deve aspettare a fine mutuo per estinguere il debito accumulato sul conto finanziamento?

  • Rientrano nell’accordo anche i mutui cartolarizzati o in sofferenza?
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