Tasse dirette e indirette: quel che resta dello stipendio

Stipendio Dove finisce lo stipendio dei lavoratori italiani? Secondo la campagna “Chi si mangia la mia paga” lanciata da Unindustria Venezia il potere d’acquisto dei lavoratori sarebbe eroso da una selva di imposte dirette e indirette.

Sullo stipendio dei lavoratori pesano i contributi previdenziali (578 €), le spese per i servizi generali (281 €) e quelle per l’assistenza sanitaria (224 €). Senza contare poi i contributi versati per gli affari economici (202 €), l’istruzione (141 €), l’ordine pubblico (62 €), la difesa (46 €), l’abitazioni e l’assetto territoriale (27 €), le attività culturali ricreative e di culto (27 €) e la protezione ambientale (16 €).
La dieta dimagrante del salario mensile porta nelle tasche dei lavoratori un terzo dell’importo lordo complessivo. (v. dati e grafici)

Se il costo aziendale mensile di uno stipendio “tipo” si aggira intorno ai 2.400 € la porzione che arriva al lavoratore si riduce a soli 796 €. Su un netto in busta paga che ammonta, infatti, a 1.298 € si devono togliere tasse e accise che gravano sui servizi primari come IVA, bollo auto, Ici, benzina, pratiche amministrative, ecc.. Ciò significa che solo un terzo dello stipendio torna in circolo per l’economia, mentre la parte restante, calcolabile in 1.604 €, è trattenuta dallo Stato.

''Siamo partiti dai numeri per lanciare un messaggio forte e chiaro – spiega Massimo Codato, Vicepresidente di Unindustria Venezia e Presidente delle PMI –. La nostra rielaborazione permette di capire e soprattutto far capire ai cittadini quanto la mole delle tasse in Italia pesi su tutti: privati, aziende e dipendenti. Chiedere di ridurre la tassazione significa in primis aumentare il potere d’acquisto di ogni singolo lavoratore. E a beneficiarne siamo convinti saranno la stessa economia, le famiglie e le imprese''.

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