La pensione arriva in tabaccheria

Pensione Si chiamerà “reti amiche” il nuovo progetto sviluppato dal ministro della Funzione Pubblica e dell'Innovazione, Renato Brunetta: si tratta di una rete di luoghi facilmente accessibili ai cittadini dove pagare, riscuotere o svolgere pratiche burocratiche. L’esempio portato al tavolo del convegno "Innovazione per la crescita e la qualità della vita" è proprio quello della pensione, il cui assegno potrà essere facilmente riscosso dal tabaccaio.

L'idea è quella di utilizzare tutte le reti già esistenti nel Paese, come tabaccherie, farmacie, caserme dei carabinieri e ferrovie, oltre che banche e poste, per prendere la pensione, pagare i contributi Inps e fare altre operazioni analoghe con la Pubblica amministrazione, bypassando le pubbliche amministrazioni.

Per Brunetta, cruciale è anche il ruolo della pubblica amministrazione, che «deve e può trasformarsi in un vero e proprio driver di innovazione». Ma per far ciò, secondo il ministro, occorre una seria operazione di ristrutturazione e rilancio del settore pubblico per renderlo più efficiente e vicino e utile ai cittadini. «È stato stimato - dice - che un recupero di efficienza del 10% nella pubblica amministrazione equivale a circa 2 punti di Pil ed è altrettanto noto che sulle piccole imprese il costo della burocrazia grava per quasi 15 miliardi di euro l'anno: un punto di Pil sottratto al loro sviluppo».

Secondo il rapporto annuale sull'innovazione 2008, curato dalla Fondazione Cotec, l’Italia viaggerebbe a 2 velocità sulla capacità innovativa, con note dolenti, soprattutto, nel campo dell'istruzione e della formazione. Peggiora, infatti, il livello di competenze in matematica e scienze nei nostri adolescenti, tra gli ultimi in graduatoria nei Paesi industrializzati e, nel settore universitario, diminuisce il numero di iscritti ai corsi di laurea delle aree scientifiche e tecnologiche. In più, due terzi delle spese in ricerca e sviluppo dell'Italia vengono prodotte dalle regioni del Nord e dal Lazio. Significativo come in Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia si realizzi un numero di brevetti 15 o addirittura 20 volte superiore rispetto al meridione.

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