Debiti dello Stato verso le imprese. Passera: sbloccare i pagamenti

Qualsiasi governo verrà, quando verrà, come prima cosa dovrà occuparsi dei pagamenti alle imprese da parte dello Stato. Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera torna sull’annoso problema dei debiti della macchina statale verso i fornitori di beni e servizi e in una intervista al Messaggero è perentorio:


Il pagamento dei debiti nei confronti dei fornitori della pubblica amministrazione deve stare al primo posto del programma di qualsiasi governo che verrà. Per quanto mi riguarda cercherò di fare di tutto in questo scorcio finale di legislatura per sbloccare la partita.

Secondo un recentissimo studio della Cgia di Mestre i debiti dello Stato verso le imprese ammontano a circa 70 miliardi di euro. E mentre il nostro debito pubblico sale ancora, sfondando il muro del 2000 miliardi, sono 2.022,7 a gennaio (“per colpa” dei 43 miliardi versati dall'Italia al fondo salva-Stati europeo), dove trovare le risorse per ripianare i debiti verso le imprese?

Secondo Passera:



Le risorse si possono e si devono trovare ad esempio emettendo titoli di Stato ad hoc. Ricordo che la Spagna lo ha già fatto con ottimi risultati, liquidando debiti scaduti per 27 miliardi.

E comunque:

bisogna accelerare, e lo dico da più di un anno, il pagamento di tutto l’accumulato, perché qui stiamo parlando di debiti che negli anni sono stati messi da parte, nascosti, in quanto i debiti commerciali non figurano nel debito pubblico e allora si è scelto di non pagarli, per non calcolarli come tale. Io credo che a livello europeo vada inserita la regola che i debiti commerciali scaduti sono debiti come tutti gli altri.

Un’altra soluzione praticabile sarebbe ricorrere alla Cassa depositi e prestiti.


Faremo il possibile anche in questa coda di legislatura, per accelerare le procedure di pagamento. Ma anzitutto auguriamoci che si esca velocemente dalla situazione di stallo nella quale ci troviamo. Il Parlamento ha il dovere di dare al Paese un governo, di eliminare quest’enorme incertezza che oggi grava sull’Italia.

Appunto, facciamo presto. Ieri nel dibattito post elettorale italiano è entrata, un po’ a gamba tesa, ma ci siamo abituati, anche la Banca centrale tedesca. La Bundesbank, per bocca del suo presidente Jens Weidmann, ha ricordato che l’Italia non potrà contare su aiuti da parte della Banca centrale europea se i principali attori politici hanno intenzione di retrocedere dalla strada delle riforme o addirittura parlano di una uscita dell'Italia dall'Euro, con il conseguente aumento dei tassi e le turbolenze sui mercati finanziari.

Foto © TMNews

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