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Mercato elettrico ed imprese: è davvero liberalizzazione?

Pubblicato: martedì 01 luglio 2008 da Dust

Liberalizzazioni La risposta sembra essere del tutto negativa visto e considerato che ad un anno di distanza dalla liberalizzazione del mercato elettrico solo il 19% delle aziende ha deciso di cambiare il distributore.

Inaugurata il 1° luglio 2007 la liberalizzazione del mercato elettrico ha portato alla vera o presunta abolizione del monopolio del distributore unico.

A questo punto, ad, un anno di distanza, com’è mutata la situazione? La liberalizzazione del mercato ha davvero spinto i privati e le aziende ad optare per un altro fornitore elettrico?

Interessante sono i dati riportati da uno studio condotto dall’Università di Bologna che rivela come in realtà i soggetti facciano fatica a cambiare le proprio abitudini, aziende comprese. La ricerca è stata condotta alla fine del 2007 su un campione di 800 privati e 600 imprese e ha mostrato come solo l’1,8% delle famiglie e il 19% delle aziende abbia in realtà approfittato della situazione e abbia cambiato fornitore.

Le ragioni dell’immobilismo
Il freno allo sviluppo del mercato elettrico ha diverse ragioni:

  • poco propensione da parte della clientela a cambiare le proprie abitudini
  • scarsa conoscenza delle offerte presenti sul mercato (l’80% delle piccole imprese non è a conoscenza della disponibilità di offerte).
  • poco risparmio: il risparmio che si ottiene cambiando il gestore elettrico o adeguandosi alle offerte del mercato non supera il 4% mentre imprese e utenti si aspetterebbero vantaggi ben più consistenti, dell’ordine del 25-30%.

I prezzi dell’energia
La tariffa del prezzo dell’energia al chilowattora è decisa ogni giorno dalla borsa elettrica, governata dal Gestore del mercato elettrico. Il prezzo comprende tutta una serie di aspetti che fanno lievitare il suo costo d’origine: l’acquisto di materie prime, la gestione dei macchinari, la distribuzione sulla rete e la sua manutenzione. Risultato: i distributori di energia si trovano con un prezzo già definito per oltre il 90% da spese fisse e diventa difficile offrire dei prezzi competitivi dell’energia.

L’offerta dei fornitori di energia per le aziende si articola in tre diverse tariffe:

  • “tariffa sicura”: stabilisce un prezzo fisso del kWh e lo mantiene bloccato per un certo numero di anni. Conviene soprattutto per assicurare il cliente dalle oscillazioni dei prezzi del petrolio tipico dell’attuale scenario in continua variazione
  • “tariffe libere”: assicurano sconti fino al 4-5% rispetto a quelle bloccate, ma variano rispetto al valore del chilowattora acquistato sul mercato libero
  • “tariffe verdi”, è l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili. I prezzi sono abbastanza in linea con quelli del chilowattora tradizionale, appena un pò più cari, ma hanno una valenza ecologica non poco importante.
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1 commento

Commenti dei lettori

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  • fievel1982

    03 lug 2008 - 11:49 - #1
    0 punti
    Up Down

    Solitamente liberalizzare significa maggiore concorrenza e riduzione delle tariffe… in Italia avviene sempre l’esatto contrario, e quando i consumatori cercano di ribellarsi cosa succede? ke il buon Scajola fa slittare l’entrata in vigore della legge sulle Class Actions (ke poi verrà sicuramente abrogata)! Vi prego fatemi capire come gira ’sto paese!

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