Massimo scoperto: un addio definitivo?

Commissione massimo scoperto Cronaca di una morte annunciata o semplice demagogia? Sembra un'ipotesi piuttosto reale, almeno quanto gli interessi negativi che genera, quella relativa all'abolizione della clausola di massimo scoperto dai conti corrente.

Percentuale applicata dall’istituto di credito sul massimo saldo negativo registrato durante il trimestre, la commissione di massimo scoperto è stata definita poco trasparente per i risparmiatori da parte di Corrado Faissola, direttore Abi, per il quale sarebbe opportuno sostituirla. Concorde sull’eventuale abolizione del massimo scoperto anche il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, che in settimana l’ha definita «una prassi iniqua e penalizzante per risparmiatori e imprese», che «dev’essere abolita» con modalità e tempi rispettosi della concorrenza.

Quale alternativa?
L'attuale clausola, sostiene Faissola, potrebbe venire sostituita da «commissioni sull'accordato, basate sull'ammontare preso in prestito, sul rating del cliente e sulla concorrenza fra le diverse banche».

Nella relazione, ha aggiunto il numero uno dell'Abi, «esprimerò la convinzione che, nel rispetto delle regole della concorrenza, i singoli gruppi bancari faranno propri gli inviti a una più completa chiarezza e trasparenza nei confronti della clientela». Questa decisione, ha concluso Faissola, «è la più importante presa di posizione che assumerò domani in assemblea, di importanza estrema anche dal punto di vista storico». Per il sistema bancario, infatti, l'introito derivante dalla commissione di massimo scoperto è «molto consistente».

Faissola ha poi spiegato che le banche la loro parte hanno iniziato a farla già da qualche tempo: il prezzo medio di un conto corrente «negli ultimi quattro anni è diminuito di oltre il 30% in termini reali». Inoltre, ha aggiunto il numero uno dell'Abi, «circa 3,6 milioni di clienti sono passati da un conto corrente all'altro e oggi gli operatori più competitivi offrono già prezzi pari a circa 80 euro per conti "non online" e 50 euro per conti online».

In cosa consiste?
La commissione di massimo scoperto (CMS) viene in genere applicata per tutto il trimestre, anche se nel trimestre il cliente affidato è andato in “rosso” per un solo giorno.
Lo scoperto di conto corrente viene infatti considerato come una particolare forma di finanziamento concesso dall’istituto di credito alle persone sia fisiche che giuridiche (privati, aziende), una vera e propria linea di credito che la banca accorda ad un cliente. La banca fissa naturalmente un tetto massimo, oltre il quale non si deve andare (per evitare il pagamento di ulteriori penali) e l’affidato (il cliente) potrà utilizzare tutta la liquidità necessaria fino al limite imposto.
La differenza tra un finanziamento e un’apertura di credito in conto corrente (con un massimo fissato per lo scoperto) sta nel fatto che nel 1° caso la somma verrà erogata totalmente in un unica volta per poi essere rimborsata a scadenze determinate, mentre nella 2° la banca si impegna a tenere a disposizione del cliente una somma di denaro per un determinato periodo di tempo o a tempo indeterminato. Quindi gli interessi si pagheranno solo sull’effettivo utilizzo.

Quanto incide?
Le commissioni sono piuttosto elevate. Secondo una simulazione realizzata dal Sole 24 ore infatti su 135 contratti offerti da 78 banche, estratti dal database di PattiChiari, la commissione arriva anche al 2,125% previsto dai contratti "Systema Insieme" e "Conto Internet" di Banca Antonveneta (gruppo Mps), oltre il triplo della media nazionale. Oneri elevati anche per alcuni conti del gruppo Veneto Banca ("Conto blu" costa sino all’1,625%), Popolare di Milano (con "Eurolight9" e "Globalconto famiglia" sino all’1,5%), stesso tetto dei conti "Plus linea Giotto" e "Vip linea Giotto" di CariFirenze (ora nel gruppo Intesa Sanpaolo).

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