Criminalità: il vero seme del caro alimenti?

Costo alimenti Racket, pizzo e furti? Il caro alimenti è servito, è proprio il caso di dirlo! La criminalità costa alle tavole degli italiani 7,5 miliardi di euro per effetto dei fenomeni malavitosi che gonfiano i prezzi dalla produzione al commercio. E' quanto afferma la Coldiretti, in riferimento alla presentazione del secondo Rapporto della Confcommercio su sicurezza e criminalità, sulla base dei dati della direzione nazionale antimafia (Dna).

Secondo Coldiretti nelle campagne si starebbe assistendo al moltiplicarsi in agricoltura di furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, del cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardia alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'Unione europea e caporalato.

Trasporti a caro prezzo
Tra i fenomeni preoccupano - continua la Coldiretti - le intromissioni nel sistema di distribuzione e trasporto dei prodotti alimentari, carne e ortofrutticoli soprattutto, che danneggiano gli operatori sotto il profilo del corrispettivo pagato agli imprenditori agricoli e aumentano in modo anomalo i prezzi al consumo. Tali comportamenti, specie quando si registrano nei mercati in cui si concentra molta della produzione nazionale, causano effetti distorsivi su tutto il mercato nazionale; contribuiscono, in conseguenza dell'aumento ingiustificato dei prezzi al consumo che da essi deriva, alla diminuzione dei consumi delle produzioni nazionali e alla contrazione delle esportazioni.

Ladri di bestiame
Si registra anche, continua la Coldiretti, il ritorno dell'abigeato con il furto di circa 100mila animali da allevamento all'anno, quello dell'usura aggravato dall'andamento sfavorevole del settore in alcune aree, gli atti di vandalismo collegati ad estorsioni, mentre ha raggiunto dimensioni allarmanti anche la sottrazione di trattori e delle altre attrezzature agricole spesso con la formula del "cavallo di ritorno" che prevede di dover pagare per farsi restituire il mezzo.

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