In videoconferenza per combattere l’inquinamento

Inquinamento Non salveranno il pianeta ma possono quantomeno contribuire al maggior rispetto ambientale. Parliamo delle videoconferenze che, secondo i dati rilevati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), potrebbero essere una valida alternativa agli inquinanti voli aerei. In questo modo, sostiene l'indiano Rajendra Pachauri, durante un incontro dal titolo "Il tuo viaggio è davvero necessario?", che si è tenuto a Westminster alla presenza di vari esponenti del parlamento britannico, sarà possibile ridurre "le emissioni di gas serra prodotte dall'aviazione commerciale", una delle principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta.

Inquinamento al settimo cielo
Una stima per difetto paragona l'inquinamento di ogni aeromobile a quello di 500 auto non catalizzate. L'aeroporto di Malpensa, tanto per fare un esempio, equivale a 250-300.000 auto al giorno, quello di Linate a 150.000. Ogni anno, gli aerei generano 700 milioni di tonnellate di CO2. Una singola persona che viaggia dall'Europa a New York consuma tra 1,5 e 2 tonnellate di CO2 (il calcolo è della Aviation Environment Federation). Proseguendo su questa strada, l'effetto serra da aviazione civile potrebbe triplicarsi entro il 2050 rispetto ai dati del 1990: la maggiore efficienza energetica degli aerei moderni e i passi avanti della tecnologia verranno annullati dalla crescita dei voli.

Quali soluzioni?
La soluzione è una sola: abbattere drasticamente le emissioni di gas serra. Prima ancora del recente G8 di Tokyo, l'Agenzia per l'Ambiente dell'Unione europea aveva sollecitato l'Europa a "ridurle del 50% entro il 2020, per limitare l'aumento della temperatura globale a un massimo di 2 gradi". Posizione che è stata poi ribadita in occasione del G8, dove Cina e India si sono però tirate fuori dalla gabbia d'impegno rappresentata da un documento che prevedeva l'impegno a dimezzare le emissioni per il 2050. Secondo l'Ocse bisogna rimboccarsi le maniche e, soprattutto, mettere mano alle risorse economiche di tutti i Paesi industrializzati. "Il Pil mondiale quasi raddoppierà entro il 2030 e triplicherà al 2050 - ha calcolato l'Ocse - e le simulazioni mostrano come basterebbe solo un po' più dell'1% di questa crescita per attuare politiche in grado di ridurre gli inquinanti dell'aria di circa un terzo e contenere la crescita delle emissioni di gas serra al 12% circa anziché il 37% che si avrebbe senza alcun intervento". Nel dettaglio, per ridurre le emissioni di gas serra basterebbe investire lo 0,5% del Pil mondiale nel 2030 e il 2,5% nel 2050. Per riuscirci, suggerisce l'Ocse "si potrebbe introdurre una tassa globale su tutte le emissioni serra che parta da appena due dollari per tonnellata di CO2-equivalente, incrementandola a 150 dollari per tonnellata nel 2050". Oppure, come suggerito dall'agenzia delle Nazioni Unite, iniziare a ridurre i viaggi di lavoro con delle più economiche ed ecologiche videoconferenze.

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