Risparmio, gli italiani più cicale che formiche

Risparmio Del doman non v'è certezza, chi vuol esser lieto sia … e fu così che i consumi superarono i risparmi nelle famiglie italiane. E’ quanto emerge dall’analisi della relazione del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi dello scorso 31 maggio 2008 effettuata dall’Associazione di Consumatori “La Casa del Consumatore” e dall’I.CO.E., Istituto Economico di Ricerca Fiducia dei Consumatori.

Incapaci di risparmiare
Negli ultimi dieci anni si osserva, da una parte, la continua crescita delle famiglie consumatrici che ricorrono al credito mediante accensione di prestiti al consumo, dall’altra parte la continua erosione della capacita’ di risparmio delle stesse famiglie consumatrici. Capacità che si riflette sulla quota del reddito disponibile da destinare al risparmio. Il risparmio delle famiglie consumatrici è diminuito in percentuale rispetto al reddito nazionale lordo disponibile dal 7,8% al 7,5%. Il dato fa impressione se si pensa che la media degli anni ’80 era il 21 % e negli anni ’90 13,7%.

Accelerano i consumi, ma il sistema produttivo non riesce a crescere e diminuisce la capacità delle famiglie di risparmiare. Secondo Gianluigi Longhi, responsabile nazionale del Credito e dei Servizi Finanziari de La Casa del Consumatore e Presidente dell’ I.CO.E, "l’elemento demografico incide sul comportamento dell’individuo senza figli, che ovviamente, non avendo responsabilità di genitore non si sacrifica per la propria discendenza ma ricerca quindi solo il benessere e la rendita". Dalla sfiducia nelle istituzioni e nella burocrazia, da queste stesse generata e alimentata, deriva l’incertezza delle regole.

"L’incertezza infatti - commenta Longhi - genera solo un senso di diffidenza ed una conseguente spinta verso i consumi propri di uno stile di vita ancorato solo al presente. Al contrario, la certezza delle regole, la loro difesa e soprattutto la loro applicazione trasmettono fiducia nel risparmiatore cittadino". E sono proprio le classi meno abbienti quelle più sensibili al desiderio mimetico e quindi al consumo: la riprova sta nel loro indebitamento. "Il problema per queste classi risiede - afferma Longhi - nella possibilità di ottenere il soddisfacimento di desideri quali telefono cellulare, auto, vestiti alla moda, vacanze nei paesi tropicali, una casa propria, desideri percepiti oramai come bisogni". Per acquistarli ci si indebita oltre modo e ne deriva, di conseguenza, una condizione di indigenza e di tensione sociale.

"Il ricorso al debito - continua ancora la nota - avviene sempre mediante il rimborso a rate, nella fiducia in un aumento futuro del reddito disponibile, o postergando il sacrificio del risparmio". Si trasferisce dunque al futuro un fatto certo negativo (il pagamento) nella speranza che il reddito salga e che sia meno avverito il sacrificio delle privazioni del risparmio. Se questo trend proseguirà - ha concluso Longhi "la popolazione italiana, con bassa fluidita’ e con inesistente mobilita’, ancorata ad una logica di classe corporativa, farà fatica ad adattarsi ad un modello sociale altamente competitivo e meritocratico, ove le regole sono rigide e la fluidità sociale è il pilastro su cui poggia l’intero sistema politico e sociale".
Gli attuali modelli di crescita del consumo, correlato alla ricerca del benessere, stanno conducendo le fasce più deboli della popolazione in una condizione di povertà.

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