Lo stipendio ministeriale fa sognare!

Stipendio da ministro A comparire sul web senza veli questa volta è lo stipendio del Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Quanto vale il lavoro di un ministro? 46.113 euro a cui si aggiungono i compensi da parlamentare (180mila euro circa), ma non sono mal posizionati neanche i dirigenti della funzione pubblica, con 85 mila euro l’anno per il capo di Gabinetto, Filippo Patroni Griffi e i vari consulenti.

Tra le varie stranezze delle consulenze al soldo del ministero ci sono gli esperti in «araldica» ingaggiati dalla presidenza del Consiglio (per 24.400 euro), o quello incaricato di monitorare sui giornali la «situazione politica internazionale», di cui si è avvalsa per 4 mesi (5mila euro) proprio la Funzione pubblica. Ma tra gli incarichi spiccano anche partite più pesanti, come gli 879mila euro spesi dal ministero dell'Ambiente per studiare il salvataggio della Laguna di Venezia, o i 900mila per un incarico su settore idrico e rifiuti. Ma chi affronta questo viaggio tra le consulenze di Stato insieme ai magistrati contabili incontra soprattutto una pioggia di consulenze generiche, di cui è impossibile verificare l'efficacia.

Finanziaria in verde
I tetti di spesa fissati dalle Finanziaria del 2005 e del 2006 hanno limitato a quota 10,4 milioni le uscite per incarichi nel 2006 (contro i 31,8 del 2005; non sono comprese, però, le consulenze per appalti ed esternalizzazioni e gli uffici di staff dei ministri). A non funzionare sono state, a quanto pare, le norme di sistema, che impongono (a partire dal Dlgs 165/2001) di attivare la consulenza solo quando l'attività richiede competenze specifiche, documentate e assenti nella Pa. A mancare più spesso è la certezza di questi crismi.

L’esercito dei consulenti
E la situazione si fa più critica dove la schiera degli «esperti» cresce, come accade all'Apat (l'agenzia per l'ambiente confluita nelle scorse settimane nell'Ispra) e alla Presidenza del Consiglio. A Palazzo Chigi, rileva la Corte, si susseguono «studi ripetitivi», affidati sempre alle stesse persone, di cui manca «la prova del concreto utilizzo». Un club delle consulenze, il cui parco tesserati si rimescola solo in occasione dei cambi di Governo.

Secondo la Corte dei conti la nomina di esperti sarebbe un utile strumento per il miglior perseguimento dei fini della Pa, obiettivo quasi irraggiungibile alla luce degli sprechi pubblici.

Ed è proprio l'Apat a guadagnarsi la medaglia d'argento delle consulenze statali dietro alla presidenza del Consiglio. Così operando, infatti, si finisce per «sottoutilizzare» le strutture, e si offre una «valutazione non positiva» del personale di ruolo.

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