Costi della politica: quanto si può tagliare?

Come potrebbe essere impiegata la montagna di soldi risparmiati con un deciso taglio dei costi della politica che non sia solo simbolico, di facciata? Anche quei partiti che prima dicevano in proposito di non soffiare troppo sul vento del populismo, ora concordano, se non altro per motivi elettoralistici: ridurre gli sprechi della casta è un imperativo, va fatto e presto.

I cittadini-elettori percepiscono come uno spreco immane di denaro pubblico pagare stipendi vitalizi diarie e prebende a una classe politica che si dimostra inefficace nel risolvere i problemi del Paese. Quindi tutti d’accordo sul taglio dei costi della casta. Rimane da vedere entro quale misura. Particolare non indifferente. Finora, senza un governo alle viste ma sotto la spinta del vento nuovo che soffia tra i banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, cosa si è fatto di concreto?

I presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, com’è noto si sono ridotti, la prima del 30% e il secondo della metà, lo stipendio. Ieri nella riunione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio è stato tagliato all'unanimità il 30% delle indennità di carica dell'ufficio presidenza della Camera dei Deputati, che si va ad aggiungere al -10% dell’anno scorso. Sempre all’unanimità è stato cancellato il rimborso delle spese telefoniche per i titolari di cariche nell'ufficio di presidenza di Montecitorio.

L’intento è quello quello di ridurre del 25% le spese del personale di segreteria per i deputati, misura da cui si risparmierebbero 4,3 milioni di euro all'anno, e di abolire le spese di rappresentanza individuali che dovranno confluire nello stanziamento generale per il cerimoniale, che sarà pure ridotto, del 50%. In tutto dai tagli alle spese di vicepresidenti, questori, presidenti di commissione e così via si calcola di ottenere un risparmio annuale complessivo di 5 milioni e 500mila euro.

Non molto per la verità, se pensiamo a quanto ci “costano” all’anno le due camere (che in virtù del bicameralismo perfetto si occupano tra l’altro delle stesse cose e hanno gli stessi poteri): 1,6 miliardi di euro, per 630 deputati e 315 senatori. Inutile dire che il dimezzamento, o comunque un netto sfoltimento del numero dei parlamentari, sarebbe l’unica vera misura di risparmio. Come ricordava un paio di giorni fa Beppe Grillo, leader del Movimento Cinque Stelle, sul suo blog:

"Il costo del Parlamento italiano è il doppio di quello francese (confrontabile per numero di parlamentari: 920 > 945) e inglese: 1,6 miliardi contro lo 0,9 di Francia e 0,6 di Gran Bretagna".

Il Quirinale invece:

“ha un bilancio di previsione per il 2013 di 349 milioni mentre l’Eliseo costa 112 milioni. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 100 milioni di euro all’anno, somma rinunciabile con una semplice lettera, come ha fatto il M5S per i 42 milioni che gli erano assegnati. Il taglio delle province farebbe risparmiare 2 miliardi annui. Vi sono poi i risparmi per le auto blu, circa 7.000, e delle 52.000 “auto grigie” senza autista e con minore cilindrata, con 19.000 addetti complessivi di cui 10.000 autisti per un risparmio di 800 milioni e altri minori”.

Secondo Grillo è essenziale ridare ossigeno alle piccole e medie imprese falcidiate dalla crisi, rilanciando così l'economia del Paese:

“Le pmi per vivere devono misurarsi con i concorrenti europei per livello di burocrazia, di fiscalità, di servizi, di leggi a supporto dell’imprenditoria (ad esempio dell’inasprimento per il falso in bilancio e l’introduzione di efficaci norme anticorruzione). Oggi le pmi sono senza armi. Il baratro dove stanno sprofondando lo hanno creato i partiti, quelli che ora si stracciano le vesti. La ricostruzione delle pmi deve iniziare subito per evitare il fallimento del Paese".

Come intervenire?

“Un primo passo è l’abolizione dell’Irap che ammonta a circa 20 miliardi l’anno di tasse sulle imprese, anche se in perdita. Perdono e pagano le tasse sulla perdita, lo Stato si comporta come chi davanti a uno che affoga gli lega un masso al collo. “Seeeeeeeeeee! E i soldi dove si trovano?”, questa è l’obiezione tipica per non fare nulla”. 

Ecco la proposta:

“L’Irap coincide grosso modo ai maggiori costi della politica in Italia comparati con i maggiori Paesi europei. Sarebbe sufficiente tagliare questi costi per eliminare l’Irap e dare ossigeno alle imprese. Se si misura la spesa per la politica in funzione della popolazione, l’extra costo italiano rispetto ai Paesi con dimensione equivalente è circa un punto di Pil, pari a 16 miliardi, un terzo del deficit. Dal 1990 vi è stato un raddoppio dei costi della politica di circa 20 miliardi, dovuto in massima parte alle amministrazioni centrali”.

La sola Camera dei Deputati ha speso nel 2012 238 milioni per pagare gli stipendi e 216 milioni per le pensioni dei dipendenti, quindicesima compresa. La spesa complessiva salirà nel 2014 a 458,9 milioni dagli attuali 454,5. Il MoVimento 5 Stelle ha stilato una proposta di tagli di 42 milioni di euro all’anno solo per Montecitorio. Secondo uno studio dell’Istituto Leoni, citato di recente da Confimpresa, con una decisa riduzione degli sprechi della politica si possono risparmiare 15 miliardi di euro, cioè tre volte il gettito dell’Imu sulla prima casa.

Foto © Getty Images

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