Oro blu, chi spreca di più?

Oro blu Quanto costa in termini di acqua una tazzina di caffè? 140 litri d’acqua virtuale quasi quanta ne serve per riempire una vasca da bagno.
Perché per fare colazione non basta solo l'acqua della moka, bisogna considerare anche quella che serve per far crescere, produrre, impacchettare e spedire i chicchi di caffè.

Nella geografia dei consumi idrici i più spreconi risultano gli americani che utilizzerebbero in media circa 6.800 litri di oro blu al giorno, circa il triplo di un cinese. Una cifra che si spiega pensando semplicemente alla mole di beni prodotti, cibo in primis, ma anche con gli scambi commerciali, anche di beni e servizi. "Gli europei si piazzano all'incirca nel mezzo della classifica dei consumatori, con una media di 1.400 metri cubi l'anno" spiega Anthony Allan, docente del King's College London e School of Oriental and African Studies, che per la teoria dell'acqua 'virtuale' si è aggiudicato lo Stockholm Water Prize 2008, una sorta di Nobel della ricerca in materia di acqua, che verrà consegnato nel corso della Settimana mondiale dell'acqua in corso nella capitale svedese.

La mappa dei consumi
"Tra gli europei, si può dire che l'Italia consumi più 'acqua virtuale' di una Gran Bretagna - precisa Allan - per via del clima e delle coltivazioni agricole, in particolare di riso", una coltura particolarmente idrovora. Nel bilancio generale dell'Europa poi, "conta anche il continuo scambio delle merci tra un Paese e l'altro" afferma Allan, secondo cui Paesi come Usa, Argentina e Brasile sono 'esportatori' di acqua virtuale ogni anno, mentre altri come Giappone, Egitto e Italia sono più 'importatori'.

E poi conta la dieta. Per un hamburger occorrono ben 2.400 litri di acqua virtuale. Per questo, secondo l'esperto "sarebbe necessaria un'alimentazione più sostenibile", visto che ad incidere di più nel bilancio generale dell'acqua, reale e virtuale, sono i prodotti agricoli. "Il 90% dell'acqua si usa per il cibo" spiega Allan, secondo cui utilizzare l'import di acqua virtuale, attraverso il cibo, costituisce in sostanza una fonte di acqua alternativa, per ridurre la pressione su quella nazionale nelle regioni del mondo particolarmente a secco. "Per fortuna oggi i Paesi più popolosi, come India e soprattutto Cina, hanno un consumo di acqua 'virtuale' decisamente basso" afferma l'esperto, ma il punto adesso è capire cosa succederà quando queste grosse economie aumenteranno ancora la loro richiesta di beni e servizi. Nel bilancio dell'acqua virtuale intanto i consumi di acqua 'straniera' rimangono molto ridotti in Paesi come l'India e la Tanzania, mentre cominciano a salire in Brasile e raggiungono i livelli massimi negli Stati Uniti. E di fronte allo sviluppo delle bioenergie e alle battaglie per i rincari dei generi alimentari, è prevedibile che la politica sarà costretta a considerare anche i numeri dei consumi di acqua "virtuale".

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