Servizi idrici: bollette che scottano!

Bollette idriche Una folle corsa quella dei prezzi dell’acqua, aumentati del 35% in 5 anni e del 61% in 10.
Uno studio internazionale rivela che le tariffe italiane negli ultimi cinque anni sono quelle che hanno subito gli aumenti più notevoli in Europa, facendo passi da gigante per adeguarsi alle straniere (non c’è stato, però, un aumento parallelo della qualità del servizio).

Bollette da capogiro
I costi idrici in Italia si fanno bollenti, secondo quanto rilevato dalla Nus Consulting Group che ha paragonato il nostro paese ad altri 13 Paesi industrializzati.

Dal 2003 al 2008 le bollette dell’acqua in Italia sarebbero infatti rincarate del 35,4% e nel solo ultimo anno del 4,7% passando 95,5392 centesimi di euro al metro cubo nel 2007 a 100,0323 cent/mc in questo 2008. Ieri un po’ tutti gli operatori e le autorità provavano a obiettare che l’indagine di Nus riguarda non le famiglie ma le forniture per attività industriali con un consumo oltre i 10.000 metri cubi; ma questa obiezione vale poco, perché al principio del 2008 uno studio di Unioncamere (l’unione delle camere di commercio) esteso alla generalità degli utenti ha rilevato che in 10 anni il rincaro dell’acqua in Italia è stato pari al 61,4% facendo di questo il servizio locale il cui aggravio medio è stato maggiore. Calcolando l’aggravio medio annuo di Unioncamere sui 10 anni e quello di Nus sui 5 si nota che la progressione è quasi parallela.

Geografia delle tariffe
Oltre al fortissimo rincaro generale, quello che balza agli occhi dallo studio di Nus Consulting Group è l’enorme differenza delle tariffe locali, che non sembra legata a fattori territoriali e climatici evidenti, percepibili come tali a prima vista dal pubblico: ci si potrebbe aspettare, tanto per fare un esempio, una situazione idrica differente fra la Basilicata e la Val d’Aosta, riflessa (anche) in un divario di tariffe, ma invece agli estremi della scala tariffaria si trovano città geograficamente vicine l’una all’altra e in apparenza in condizioni ambientali simili: l’acqua più cara d’Italia è quella di Bologna, con 188,25 centesimi al metro cubo (stiamo sempre parlando del servizio per le attività industriali), il che equivale addirittura a otto volte le tariffe di Milano, che sono di appena 22,48 cent/mc.

Il dato bolognese è sbalorditivo perché quasi uguale a quello medio della Germania (190,78 centesimi per metro cubo) cioè del Paese dove si paga l’acqua più cara d’Europa (con un costo che è circa il doppio della media italiana di 100,03).
Bollette particolarmente pesanti vengono propinate, oltre che a Bologna, anche a Palermo, Cagliari, Firenze e Torino, mentre l’acqua costa poco, oltre che a Milano, anche a Venezia, Trieste e Genova. La stessa Genova si distingue però per il maggior incremento di prezzo negli ultimi 12 mesi, pari al 10,8%. Da segnalare anche che nel 2008 le tariffe sono rimaste invariate rispetto al 2007 non solo nella poco esosa Milano ma anche a Napoli, Bari e Palermo.

Oltre ai costi di approvvigionamento idrico, crescono quelli per la fognatura e la depurazione (+4,207% tra 2007 e 2008). In questo particolare servizio Firenze risulta la città più cara d’Italia con 72 centesimi al metro cubo e Palermo la più economica con 35,12.

La tendenza a far pagare l’acqua sempre più cara si fa sentire in tutto il mondo. Nell’ultimo anno, secondo l’indagine Nus, i costi idrici sono aumentati in 11 dei 14 Paesi considerati (Germania, Belgio, Gran Bretagna, Francia, Austria, Australia, Italia, Spagna, Canada, Sud Africa e Stati Uniti), con l’Australia che ha registrato l’aumento maggiore (+18,5% in un anno e +35% in 5 anni).

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