Bolletta più alta: é davvero colpa di Kyoto?

elettricità

Non tutti i mali vengono per nuocere anche se alla fine i mali vanno tutti a pesare sempre nello stesso posto e cioé... nelle tasche dei consumatori.

Già penalizzati da costi medi dell'energia superiori del 25-30% rispetto agli altri Paesi europei, ora i consumatori elettrici italiani dovranno fare i conti con Kyoto. (leggi l'articolo di Milano Finanza).

Ad accendere la miccia, come riporta oggi Il Sole 24 Ore, è stata Enel con un'addizionale di 1,67 euro a megawattora. L'incremento è pari ad almeno il 2%, a titolo di compensazione dei maggiori costi sostenuti nel 2005 a causa di 8 milioni di tonnellate di Co2 prodotta in eccesso rispetto alle quote assegnate.

Gli extracosti da "effetto Kyoto", derivanti cioé dall'applicazione della Direttiva ‘Emission Trading’ - riguardante l’assegnazione delle quote massime di emissioni di anidride carbonica (CO2) in Italia,hanno provocato un forte aumento dei costi di approvvigionamento energetico delle imprese. Soltanto per le 520.000 imprese rappresentate da Confartigianato gli oneri aggiuntivi rischiano di essere pari a 20 milioni di euro per l’anno 2005. Tutto ciò senza che i consumatori possano verificare la congruità dei costi e senza che il meccanismo della Direttiva produca effetti positivi in termini di impatto ambientale”.

Il risultato più ovvio è che i sovra-oneri da CO2 vengono trasferiti al 100% nella bolletta elettrica dei consumatori finali che operano nel mercato libero e ci sono forti timori che ciò avvenga anche per i clienti del mercato vincolato. Con buona pace degli auspicati risparmi previsti grazie alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica”.

Intanto l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha reso noto che nel 2005 é migliorata la qualità del servizio elettrico ai clienti finali e sono diminuiti sia il numero che la durata delle interruzioni.

Nel dettaglio la durata complessiva di interruzione è migliorata del 12%; è infatti passata da 91 minuti di interruzione all’anno per cliente nel 2004 a 80 minuti nel 2005 (considerando tutte le interruzioni). Rispetto al 1999, anno in cui l’Autorità ha introdotto la regolazione della “continuità”, il miglioramento è stato del 58%.

Il numero di interruzioni lunghe (durata superiore a 3 minuti) per cliente è migliorato dell’8%; infatti è passato da 2,5 interruzioni per cliente nel 2004 a 2,3 interruzioni per cliente nel 2005 (considerando tutte le interruzioni).

Per quanto riguarda le interruzioni brevi (durata inferiore a 3 minuti, ma superiore a 1 secondo) si riscontra una sostanziale stabilità: per il 2005 si registrano 5,8 interruzioni brevi all’anno per cliente come nel 2004.

Insomma, a parte gli zuccherini che l'Authority cerca sempre di rifilarci, mi pare che ogni volta che si parla di mercato elettrico in Italia sono solo scossoni!

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