Il fumo di Hollywood non ha prezzo!

Sigarette ad Hollywood Se il fumo fa male alla salute il cinema non è certo da meno! La lega anti-tabacco Usa ha recentemente svelato come la lobby del fumo abbia pagato profumatamente i divi di Hollywood tra gli anni 30 e 50.
Chi non ricorda un affascinante Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco gustarsi una meritata sigaretta o una ammaliante Joan Crawford avvolta da nuvole di fumo languide? Ed ecco che a costruire l’immaginario collettivo di una Hollywood fumosa e a luci soffuse la pubblicità occulta delle marche di sigarette sembra aver contribuito non poco.

A reperire i lauti compensi agli attori “viziosi” sono stati i ricercatori dell'Università della California, che ne hanno portato alla luce i contratti “sponsor” dello star system hollywoodiano nell'età dell'oro. Nel 1931 cadeva infatti il bando per il "product placement", la pratica di pagare i protagonisti dei film per promuovere prodotti. Tra i più interessati a sfruttare la popolarità di una Hollywood che entrava nella sua età dorata, c'erano i produttori di sigarette.

Soldi in fumo!
"Virtualmente - si legge nella ricerca - tutti gli attori più importanti tra gli anni 30 e 50 sono stati pagati per promuovere marche di sigarette". Il documento più importante riguarda la Lucky Strike: un vero e proprio elenco di pagamenti con tanto di nomi e tariffe. Al netto dell'inflazione, la Lucky Strike ha speso, nel solo biennio 1937-1938, tre milioni e duecentomila dollari per mettere sul proprio libro paga le star del momento come testimonial delle sue sigarette.
La strategia di compagnia come American Tobacco, Reynolds, Liggett & Myers era chiara: dimostrare che fumare era un segno di virilità per gli uomini e un simbolo di femminilità e emancipazione per le donne. La moda di pagare le star del cinema per reclamizzare le sigarette iniziò nel 1927 e terminò nel 1951 quando la televisione sostituì il cinema come miglior veicolo per pubblicizzare i prodotti.

I più pagati
I più pagati, oltre a Cooper e alla Crawford, erano Clark Gable, Myrna Loy, Spencer Tracy: leggende del cinema che intascavano 10 mila dollari all'anno (con l'inflazione, oggi sarebbero quasi 150 mila) per "perpetuare la pubblica tolleranza sul vizio del fumo". Più economici i compensi di attori in ascesa, Henry Fonda (3 mila dollari) e Fred MacMurray (6 mila) o in declino, come la diva del muto Gloria Swanson, che per fumare sullo schermo prendeva 1500 dollari.

Effetti nocivi
La ricerca ha sottolineato come gli effetti di quella campagna siano vivi ancora adesso: nel 65% delle pellicole uscite in sala negli ultimi anni ci sono scene in cui si fuma. La Disney, nel 2007, ha promosso un codice di autoregolamentazione: in nessun suo film ci saranno più scene con attori che fumano. Un'analoga decisione è stata presa dalle sei major più importanti, limitata però ai soli film diretti ai minori di 13 anni.

L'autocensura in tema di sigarette è stata attuata per prendere in contropiede le richieste, molto più drastiche, del Tobacco Control: considerare il fumo, al pari del sesso e della violenza, come elemento da valutare per vietare il film ai minori di 18 anni. La stessa Philip Morris ha promosso una campagna pubblicitaria per sconsigliare ai cineasti di usare le sue sigarette nelle scene dei film. Sono lontani i tempi in cui gli attori si arricchivano fumando, e senza sensi di colpa (v. articolo).

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