Italia a metà tra ricchi e poveri

Calcolo della ricchezza Paperon de Paperoni e straccioni, questa l’Italia delle divisioni! Si allarga il divario delle disuguaglianze e a riportarlo è l’OCSE che inserisce il "belpaese" al sesto posto nella classifica con le più alte disuguaglianze, dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.
Come informa il rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la forbice che divide i ricchi dai poveri si sta allargando, anziché restringersi. La Danimarca è la nazione con meno disparità, seguita da Svezia e Lussemburgo.

La ricchezza delle nazioni

Lo studio su redditi, disuguaglianza e povertà pubblicato oggi dall'OCSE con il titolo "Growing Unequal? Income Distribution and Poverty in OECD Countries", ha esaminato il tasso di disuguaglianza utilizzando il coefficiente di Gini, che misura le differenze di reddito con un numero tra 0 e 1 (dove 0 rappresenta l'uguaglianza perfetta e 1 l'ineguaglianza perfetta). E' stato riscontrato un pericoloso aumento medio del divario, lievitato a un tasso oscillante tra il 7 e il 30 per cento nell'ultimo ventennio.

Italia a due velocità

Per l'Italia (coefficiente di Gini dello 0,35), peraltro, emergono record particolarmente negativi. Mentre l'incremento medio di redditi da lavoro, da risparmi e da capitale è stato del 12% nei paesi OCSE, in Italia c'è stato un aumento delle disuguaglianza del 33%: si tratta dell'aumento più alto fra i paesi OCSE. I ricchi, dunque, hanno beneficiato della crescita economica più dei poveri o della stessa classe media. Anche la mobilità sociale esprime record negativi: i figli di genitori poveri hanno una probabilità molto bassa di diventare ricchi rispetto ai figli di genitori ricchi. La ricchezza si distribuisce in modo ancora più diseguale: il 10% dei più ricchi possiede il 42% della ricchezza totale.
Al di là dei termini assoluti, la disequità è diminuita in Gran Bretagna, Messico (però primo nella classifica), Grecia e Australia.

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