Riscaldamento autonomo anche dal consenso condominiale

Riscaldamento Per il riscaldamento autonomo non serve più l’unanimità dell’assemblea condominiale. Abbandonare l’impianto centralizzato sarà pertanto facoltà di ogni inquilino che lo ritenga opportuno. La buona notizia arriva dalla Cassazione che stabilisce con una sentenza che non serve più l'unanimità per passare dal riscaldamento centralizzato all'autonomo, evitando così guerre all'ultimo sangue tra gli inquilini del palazzo.

La giurisprudenza
La sentenza 26822 della seconda Sezione civile sottolinea che la normativa approvata con dpr 412/93 «è finalizzata al conseguimento del risparmio energetico, sicché essa consente alla maggioranza dei condomini, escludendo la necessità dell'unanimità, di decidere la dismissione dell'impianto di riscaldamento centralizzato e la sostituzione di esso con impianti autonomi rispondenti alle caratteristiche di legge».

Ne consegue che, dice la Cassazione, «non è più consentito alla minoranza dissidente di mantenere in esercizio il dismesso impianto, risolvendosi una tale eventualità in un dispendio maggiore di energia e non di quel risparmio perseguito dalla legge».

Il caso
A generare la sentenza è stato un ricorso presentato da un condominio di Bari che, nel corso di un'assemblea condominiale del 27 novembre '98, aveva approvato, non a maggioranza assoluta, spese relative a lavori straordinari per l'installazione di una canna fumaria a seguito della trasformazione dell'impianto centralizzato in impianti autonomi.

Autonomo o centralizzato?
Se sia meglio un riscaldamento centralizzato o individuale dipende molto dalle abitudini degli inquilini di un appartamento. Secondo l'Aduc, dipende dalle esigenze del consumatore. E' infatti evidente che le grandi quantità, razionalmente impiegate, fanno risparmiare così i grandi impianti per il riscaldamento sono più convenienti.

Un riscaldamento centralizzato e' più indicato se omogeneamente utilizzato, il che vale per gli uffici che hanno un orario standard, per esempio 9-17. In questo caso l'impianto viene attivato e disattivato ad orari stabiliti, e' spento il sabato e la domenica ed e' prevista una sola caldaia con manutenzione unificata.

Diverso e' il caso delle abitazioni private perché ciascuna famiglia ha esigenze diverse. Nello stesso edificio inoltre vi possono essere uffici e abitazioni private, con esigenze del tutto opposte. In questo caso la caldaia autonoma appare la soluzione più razionale, perché consente di adattare alle proprie esigenze giorni e orari di accensione, ottenendo un buon rapporto costi-benefici e consente di evitare lunghe e accesissime discussioni condominiali sui termosifoni troppo o troppo poco accesi e sulle relative bollette.
E' bene ricordare, per chi si vuole staccare dall'impianto centralizzato, che lo può fare semplicemente segnalando la propria decisione al condominio, a cui però dovrà continuare a versare gli importi per la manutenzione della caldaia e per gli eventuali consumi negli spazi comuni.

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