Prezzi benzina: il barile tocca il fondo!

Opec Se la notizia compiace gli automobilisti in partenza per le vacanze,non incontra invece il favore degli investitori. Il petrolio resta ai minimi da oltre 4 anni all'indomani del maxitaglio alle quote di produzione deciso dall'Opec. Il greggio con consegna a gennaio, che ieri era crollato sotto quota 40 dollari, è scambiato a 40,32 dollari al barile (+26 cent).

"Il calo dei consumi causato dalla recessione - scrive il Sole 24 Ore - ha spinto i prezzi del petrolio sotto i 40 dollari al barile per la prima volta da luglio 2004, nonostante il taglio produttivo deciso dall' Opec", con "la riduzione piu' forte mai apportata da quando, nel lontano 1982, venne introdotto il sistema delle quote', misura che dimostra 'l' eccezionalita' del momento per il mercato petrolifero".

A pesare sulle quotazioni di oggi è stato in gran parte il dato sulle scorte americane, salite la settimana scorsa di 525.000 barili a 321,3 milioni di barili. E, dal record di 147,27 dollari dell'11 luglio scorso, i prezzi sono scesi di oltre il 70%.

Il taglio della discordia

Il taglio deciso dall'Opec, effettivo a partire dal primo gennaio prossimo, si è rivelato leggermente superiore alle attese e ha portato la riduzione della produzione, da settembre ad ora, a un totale di 4,2 milioni di barili al giorno.

"Siamo in una situazione molto degradata", ha commentato il presidente del cartello e ministro algerino dell'Energia, Chakib Khelil. Il responsabile algerino ha precisato inoltre che la nuova quota ufficiale dell'Opec, che fornisce più del 40% della produzione mondiale di greggio, si attesta ormai a 24,845 milioni di barili al giorno. Gli operatori, tuttavia, concentrati più sugli svolgimenti e gli esiti della crisi economica mondiale in atto, hanno reagito in modo molto freddo, facendo scendere l'oro nero addirittura a quota 39,99 dollari.

La Casa Bianca ha definito la decisione presa dai Paesi produttori e esportatori di petrolio riunitisi a Orano, in Algeria, "poco lungimirante", ricordando che il cartello ha l'obbligo di mantenere un adeguato livello di offerta sul mercato.

Ma l'Opec sta in tutti i modi cercando di contrastare il crollo dei prezzi, alle prese con previsioni fosche circa i deficit cui andranno incontro sia i Paesi del cartello sia Messico e Russia, con il petrolio a 40 dollari. La Russia, in particolare, ha già tagliato le proprie esportazioni di 350.000 barili al giorno il mese scorso e, secondo quanto ha detto oggi ai membri dell'Opec il vice primo ministro Igor Sechin, potrebbe decidere un nuovo taglio di altri 320.000 barili al giorno il prossimo anno. Il crollo dei prezzi ha comunque già prodotto una serie di effetti negativi sulle grandi compagnie petrolifere e sui Paesi produttori, inducendoli a tagli consistenti e a ritardi negli investimenti in grandi progetti che avrebbero dovuto incrementare la futura produzione mondiale.

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