Buoni pasto: il piatto piange!

Buoni pasto Invariati da ormai 15 anni i valori dei buoni pasto non sono più allineati con il tasso di inflazione e il costo della vita. Si fa quindi più incalzante la proposta di aumentare la quota di esenzione da 5,29 a 10 €.

Italia, Europa e altri Stati a confronto
Confrontando la nostra normativa con quella del resto d’Europa emergono due significative differenze.
Il fattore che maggiormente ci allontana dal resto d’Europa è la fiscalità gravante sui buoni pasto. I buoni pasto non devono essere conteggiati sotto il profilo contributivo e fiscale fino a concorrenza di un determinato importo.
Tenendo presente che in Italia il valore defiscalizzato del buono pasto è fermo a 5,29 euro, basta varcare il confine per rendersi conto di come le quote esenti dal fisco negli altri paesi siano nettamente più elevate. Nella vicina Spagna il valore si attesta a 9 euro (circa il 70,1 per cento in più dell'Italia), in Francia a 7 euro (circa il 32,5 per cento in più rispetto all'Italia), in Portogallo a 6,70 euro (circa il 26,6 per cento in più dell'Italia), in Turchia 6 euro (circa +13,1 per cento se paragonata con l'Italia); il valore facciale del servizio sostitutivo della mensa è, invece, più basso in Belgio dove il tasso di esenzione si ferma a 4,29 euro.

Altra significativa differenza riguarda il fatto il tasso del ticket è bloccato nel nostro paese ormai da 15 anni. Già applicando il coefficiente di rivalutazione Istat il suo valore crescerebbe automaticamente intorno a 7 euro. In molti Paesi stranieri, invero, la quota di defiscalizzazione viene costantemente aggiornata. In Francia, ad esempio, la somma soggetta ad esenzione fiscale viene adeguata periodicamente a scadenze prestabilite e cioè ogni primo gennaio dell'anno; in Romania, invece, viene regolamentata ogni trimestre.

La legislazione fiscale interna
In Italia il servizio sostitutivo di mensa è arrivato nel 1976. La disciplina fiscale che regola il suo meccanismo si rinviene nell'articolo 52, comma 2, lettera c) del Tuir secondo cui i buoni pasto sono esclusi dalla base imponibile fino a un valore complessivo giornaliero di 5,29 euro. Per le persone giuridiche il costo del buono pasto è interamente deducibile dal reddito, sia ai fini Ires che Irap, in quanto esso può essere incluso tra i costi per servizi. Il ticket restaurant, inoltre, viene fatturato all'azienda richiedente applicando l'aliquota Iva agevolata del 4 per cento (anche se quest'ultima non è però soggetta a detrazione, in base all'articolo 75, comma 3 della legge n. 413 del 1991). La stessa disciplina può essere applicata anche ai lavoratori autonomi, che possono acquistare i buoni pasto e dedurre dal reddito imponibile la relativa fattura, fino a un importo massimo totale pari al 2 per cento del proprio fatturato (in tale percentuale vanno incluse anche le spese per gli alberghi; l'Iva al 10 per cento, invece, non è detraibile). Sotto il profilo contabile i costi sono deducibili in bilancio come voce costo del personale.

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