Prodotti derivati, maneggiare con cautela!

Prodotti derivati Una bolla che si appresta a scoppiare proprio sotto i municipi di mezz'Italia. Le autorità italiane potrebbero essere "sedute" su 35 miliardi di euro di passività, scrive il Telegraph. Secondo il quotidiano il sindaco di Milano Letizia Moratti avrebbe affermato che il Comune di Milano si riserva un'azione legale contro le banche. Milano e' in forte passivo per perdite accumulate su contratti derivati stipulati con le grandi banche, che permettono di fare uno swap tra il tasso fisso e quello variabile, ha detto la Moratti.
Questi contratti sono in genere stipulati dagli enti locali al fine di tutelarsi dai rischi finanziari ma la loro complessa struttura e i costi dei contratti prescindono spesso dalle comuni competenze finanziarie. Fu la Finanziaria 2002 ad aprire agli enti locali la sottoscrizione di derivati, a portata anche di qualsiasi piccolo investitore.

Secondo il Tesoro, dal 2002 e al primo semestre 2007 sono stati circa 900 i derivati firmati da 525 enti locali (459 Comuni, 45 Province, 17 Regioni e quattro Comunità montane). Ben 151 sono stati stipulati tra gennaio e il 30 giugno scorso. A fine agosto, secondo Banca d'Italia, il mark to market (il valore di mercato alla data della rilevazione) dei derivati in tasca agli enti locali era negativo per 1,055 miliardi. Due terzi di questo valore (che non si traduce in una perdita immediata) sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province.

Maggior trasparenza
Il ministero dell'Economia a fine 2003 ha disciplinato le operazioni consentite agli enti pubblici. Il 27 maggio 2004, all'epoca dell'indagine parlamentare sulla finanza locale, furono date ulteriori regole ai Comuni. Infine, il collegato alla Finanziaria del 2006 ha fatto scattare una nuova, importante regola: tutti i derivati stipulati dal 2007 dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione, per essere validi, devono venire segnalati preventivamente al Tesoro. Secondo alcuni operatori, però, tutto ciò non basta: gli enti locali non hanno competenze e capacità per evitare sgradite sorprese, dunque serve un servizio centrale in grado di "smontare" preventivamente i contratti e definire un prezzo equo.

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