Imu e Iva bloccate: l'agenda economico-fiscale del governo Letta


Servono 10 miliardi per non far aumentare l’Iva dal 21 al 22% a luglio, per bloccare la rata Imu di giugno, in attesa di una riformulazione della tassa sulla casa, e per garantire un reddito minimo alle famiglie bisognose con figli. Sono alcuni degli obiettivi elencati ieri dal neo presidente del Consiglio Enrico Letta nel discorso precedente al battesimo parlamentare del nuovo esecutivo di larghe intese che ieri ha ottenuto la fiducia alla Camera mentre oggi sarà la volta di Palazzo Madama. Le priorità in materia economico-fiscale del nuovo governo comprendono poi un deciso taglio delle tasse sul lavoro, l’introduzione di incentivi alle assunzioni, il sostegno all'apprendistato e importanti modifiche alla legge che porta il nome dell’ex ministro del Welfare Elsa Fornero riducendo le restrizioni sui contratti a termine almeno fino a quando la crisi morderà ancora.

Il premier ha poi parlato di necessaria valorizzazione del lavoro femminile e del mondo delle professioni e di una politica di sviluppo industriale moderna che incoraggi e sostenga soprattutto le piccole e medie imprese, che rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano. Bisogna puntare e investire su ambiente e tecnologia ha aggiunto Letta.

In tema di Fisco il neo presidente del consiglio, dopo aver annunciato la sospensione della rata Imu di giugno e lo stop all'aumento dell’Iva, ha tra l’altro detto:


Basta sacrifici per i soliti noti questo significa ferrea lotta all'evasione, ma senza che la parola Equitalia faccia venire i brividi alla gente.

Sulla questione occupazionale Letta è stato altrettanto chiaro:


Bisogna ridurre le restrizioni ai contratti a termine, aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato in una politica generale di riduzione del costo del lavoro. Non bastano gli incentivi monetari. Sull'occupazione femminile occorre fare molto di più. La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica dà straordinari contributi, ma siamo lontani dagli obiettivi europei: non siamo ancora un paese delle pari opportunità.

Per quanto riguarda i tagli alla casta, ai costi della politica, Letta ha poi annunciato che i ministri del governo che ricoprono anche la carica di parlamentare non prenderanno lo stipendio da ministro e che sarà cancellata la legge sui rimborsi elettorali, introducendo per questa via più controlli e sanzioni anche sui gruppi consiliari regionali. Secondo il premier si deve andare verso la "contribuzione" - tramite dichiarazione dei redditi - all'attività politica dei partiti. Letta ha poi annunciato di voler procedere alla soppressione delle Province.

Un programma certo non modesto che oltre a doversi scontrare con gli umori della “strana” (e forzata) maggioranza che sorregge l’esecutivo Letta, abbisogna di una decina di miliardi a saldi invariati, altrimenti l’Italia dovrà riuscire a strappare alla Commissione dell’Ue un non facile rinvio del pareggio strutturale di bilancio per l’anno corrente.

© Foto Getty Images

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