Firma e fatturazione elettronica: molte regole per nulla

Posta elettronica Assolutamente incompatibile con gli standard europei il nostro sistema di fatturazione elettronica rischia di danneggiare le imprese italiane. Il monito arriva dall’associazione “Cittadini di Internet” che chiede un provvedimento di urgenza all’Unione europea (UE) in merito alla procedura d’infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firma elettronica, posta elettronica certificata e fatturazione elettronica.

Secondo l’analisi dell’associazione infatti la normativa italiana in merito a firme elettroniche, PEC e processi di fatturazione elettronica sarebbe in contrasto con quanto previsto dalla legislazione comunitaria.

Il presidente dell’associazione Massimo Penco, avrebbe rilasciato infatti questa dichiarazione:

«Nel giugno 2007, leggevo con soddisfazione le news relative al fatto che l’Italia aveva evitato per un pelo di inserire l'obbligo per imprese e professionisti di adottare la Posta Elettronica Certificata nelle riforme Bersani. A distanza di oltre un anno, però, il Decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 ripropone lo stesso obbligo, con l’aggiunta della perentorietà. L’art. 16 del suddetto provvedimento, infatti, stabilisce che le imprese e i professionisti iscritti in albi o elenchi sono tenuti a comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Tutto questo è avvenuto nella totale noncuranza della procedura d’infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firma elettronica, posta elettronica certificata e fatturazione elettronica che “Cittadini di Internet” ha avviato nel mese di aprile 2008. Ciò ci costringe a chiedere un provvedimento di urgenza all’Unione europea (UE) con il quale inseriamo nuovi elementi di infrazione comunitaria."

PEC all’italiana

La PEC è una realtà solo italiana, poiché non ha un equivalente tecnico in nessun altro paese al mondo, rendendola di fatto uno strumento inutile a livello comunitario e mondiale. In particolare, le norme che disciplinano le firme elettroniche non sono completamente compatibili ed interoperabili con gli standard europei ed internazionali.
L’iniziativa si conferma quindi necessaria per sensibilizzare le istituzioni alla esigenza di una migliore e più razionale disciplina con cui regolamentare il sistema delle nuove tecnologie – fa sapere l’associazione in un comunicato.

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