Mutui indicizzati al tasso BCE: croce o delizia?

Mutui indicizzati Le delusioni sono ormai di casa! Dopo il flop delle surroghe e le rinegoziazioni ad ostacoli arriva la nuova generazione di mutui indicizzati al tasso Bce.

Anche in questo caso però inizia ad insinuarsi il sospetto che più che un'opportunità di risparmio si tratti dell’ennesima occasione mancata. Secondo i primi calcoli infatti non solo in diversi casi non si risparmierà nulla, ma si rischia di spendere anche di più, a causa di spread eccessivi che per alcuni prodotti arrivano a superare il 2%.

Secondo il direttore marketing di MutuiOnline, Anedda "se un variabile ha uno spread di partenza troppo elevato in un periodo di discesa dei tassi non ci si bada, però appena i tassi ricominciano a salire pesa come un macigno".

Spread alle stelle
Il livello dello spread (che attualmente raggiunge picchi del 2%), si difendono le banche, non è però una scelta arbitraria, ma riflette il costo del denaro, particolarmente alto in un momento di crisi come quello attuale: "La crisi di liquidità fa sì che per la banca il costo da pagare per approviggionarsi sul mercato sia anche superiore all'Euribor. E' il costo del rischio, al quale poi si aggiungono i costi operativi", spiega Luciano Ambrosone, responsabile finanziamenti privati del Gruppo Intesa SanPaolo.

Secondo l’Abi l’aumento dello Spread è una scelta obbligata: "le banche di fronte a questa situazione devono fare un prezzo considerando il rischio sottostante. Per erogare un mutuo gli istituti di credito non si finanziano solo dalla Bce, attingono soprattutto al finanziamento interbancario. Ecco perché la banca deve coprirsi dai costi del rischio dell'intermediazione, che sono maggiori". In definitiva, se le banche si finanziano a tasso Euribor ed erogano mutui a tasso Bce rischiano forti perdite. E allora si coprono contro questo rischio applicando uno spread più alto. "Il guadagno della banca è quello sullo spread, non certo sul tasso d'interesse. E comunque bisogna ricordare che anche i mutui indicizzati al tasso Bce sono variabili, non mettono certo al riparo da variazioni future", conclude l'Abi.

La legge
L'introduzione obbligatoria di mutui indicizzati al tasso Bce, chiesta con forza da tempo dalla Banca d'Italia, è stata introdotta dal decreto anticrisi (dl 29/11/08 n.185) e accolta con soddisfazione dalle associazioni dei consumatori. L'entusiasmo però è durato poco: le prime offerte sul mercato non sono particolarmente convenienti, intanto perché l'Euribor, il tasso di mercato al quale sono agganciati al momento i mutui a tasso variabile, si è ormai praticamente allineato al tasso Bce. E poi perché le banche temono i rischi legati a un'indicizzazione diversa dall'Euribor, e quindi per farvi fronte hanno alzato lo spread (cioè la differenza tra il tasso di riferimento e quello applicato al cliente). In alcuni casi si arriva addirittura oltre il 2%, mentre al contrario i migliori spread sull'Euribor sono leggermente al di sotto dell'1%.

Banche virtuose
Ma ci sono anche le banche 'virtuose'. Per alcune banche la differenza è minima: Ing Direct applica solo una differenza di 0,25 punti tra lo spread dei mutui indicizzati all'Euribor e quello del nuovo mutuo (che dal 14 gennaio offrirà in via esclusiva, accanto ai finanziamenti a tasso fisso). Ma per Bancoposta, per esempio, la differenza è di un punto percentuale: spread dell'1,25% per i mutui legati all'Euribor, del 2,25% per quelli indicizzati al tasso Bce. Banca Etica ha optato per una differenza dello 0,50%. Bpm, la prima banca a lanciare, alla fine dell'anno scorso, il variabile indicizzato al tasso Bce, l'Euromutuo, applica al momento uno spread dell'1,50%.

I primi prodotti disponibili. Il sito Osservatorio Finanziario ha effettuato una prima analisi dei prodotti disponibili, calcolando il tasso finale. L'Euromutuo della Bpm al momento è al 3,80%, Bancoposta arriva al 4,75% contro il 4,1% del tasso variabile indicizzato all'Euribor, Domus Bce di Intesa SanPaolo arriva a circa il 4%, come il mutuo Bce di Unicredit Banca per la Casa.

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