Sanità malata...i conti non tornano!

Spesa sanitaria Ma quanto ci costa il sistema pubblico sanitario? 1.744 euro a testa in media secondo il rapporto Ceis. Il dato più allarmante riguarda però la velocità a cui cresce la spesa sanitaria italiana, che avrebbe superato anche il Pil. La forbice tra finanziamento statale e spesa rischia di aprire una voragine di 10 miliardi di euro entro il 2010. A rilevarlo è il VI Rapporto Sanità del Ceis (Centro Interdipartimentale di Studi Internazionali sull'Economia e lo Sviluppo dell'università Tor Vergata di Roma) presentato a Roma.

Ma aumenta il benessere?
L’incremento dei costi per le spese sanitarie non hanno contribuito però ad un maggior benessere. Queste spese infatti avrebbero influito pesantemente sulla gestione economica di ben 350 mila famiglie (l’1,5% del totale), impoveritesi nel 2006 a causa di spese sanitarie impreviste, di cui si sono dovute far carico, secondo il VI Rapporto Sanità del Ceis. A queste si aggiungono 861.383 famiglie (3,7%) che sono state soggette a 'spese catastrofiche', per effetto dell'incidenza sui loro bilanci delle spese sanitarie 'out of pocket'. "E senza un assetto istituzionale appropriato e un ridimensionamento ben calibrato del modello di compartecipazione, il federalismo - dice il Ceis - rischia di inasprire le differenze già evidenti tra servizi sanitari regionali".

Spesa pro capite
I dati sulla spesa sanitaria nelle Regioni confermano, secondo il rapporto sanità del Ceis, la netta divisione tra Nord e Sud. Se la media nazionale pro-capite é di 1.744 euro, in Trentino Alto Adige, Lazio e Valle d'Aosta supera i 1.970 euro, mentre in Basilicata e Calabria la cifra scende a meno di 1.600 euro. E anche per quanto riguarda la specialistica ambulatoriale, nonostante una sostanziale omogeneità nei ticket, non è garantita l'equità. L'adozione di nomenclatori tariffari differenti comporta infatti una diversa incidenza di costi sui pazienti. L'iniquità c'é anche tra la popolazione, visto che gli anziani sono i più fragili, insieme ai nuclei con tre o più figli.

Ospedali esosi
Gli ospedali rimangono l'area che assorbe maggiori risorse all'interno del settore sanitario. Nonostante il numero complessivo delle strutture si sia ridotto del 7,9% tra il 2000 e 2006, non c'é stata una proporzionale riduzione del personale che anzì è leggermente aumentato. In particolare sono cresciuti medici (+1,87%) e figure amministrative (+2,05%), meno il personale infermieristico (+0,09%), mentre è calato il personale tecnico (-2,32%). Sono alcuni dei dati presenti nel VI Rapporto Sanità del Ceis dell'università Tor Vergata, presentato oggi a Roma, Anche la generale contrazione dei posti letto è stata applicata secondo modalità differenti. Se in alcune Regioni si é assistito alla riduzione del numero di strutture di ricovero, soprattutto pubbliche, in altre è stata ridimensionata la dotazione media delle strutture esistenti. Ad esempio in Veneto c'é stata una contrazione del 42,1% delle strutture e del 15,4% dei posti letto, e in Friuli Venezia Giulia dell'8,3% di strutture e 21,1% di posti letto. Nettamente in controtendenza il Molise, con un significativo incremento di strutture (+22,2%) e posti letto (+16,6%). "La sensazione - si legge nel rapporto - è che le politiche di riduzione dei posti letto siano spesso un'operazione di facciata, mancando una reale razionalizzazione del settore". "Fallimentare", dice l'indagine, il meccanismo di pagamento a prestazione. La tariffa media regionale evidenzia infatti differenze che sfiorano il 60%. Le Regioni con le tariffe più elevate sono Friuli Venezia Giulia (+33,7% della media nazionale), Umbria (+27,2%) e la Provincia Autonoma di Trento (+21,9%). Quelle con i livelli tariffari più bassi Veneto (-11,3%), Abruzzo (-11,8%) e Marche (-15,4%).

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