Mutui: tasso fisso o variabile?

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Dopo il secondo rialzo, nell'arco di pochi mesi, del costo del denaro deciso dalla Banca Centrale Europea, si è inasprito il dibattito tra Adusbef e Abi sulla convenienza dei mutui a tasso variabile nell'attuale congiuntura economica. L'associazione dei consumatori invita a stipulare mutui a tasso fisso che, ovviamente, non subiscono alcuna ripercussione dall'aumento del costo dell'euro e valuta in 155 euro l'aumento medio annuale dei mutui a tasso variabile. L'Associazione delle Banche Italiane risponde affermando che le rate decisamente più basse dei finanziamenti a tasso variabile fanno sì che chi si appresta ad accendere un mutuo prediliga questa soluzione. Finanziando una cifra pari a 100 000 euro in 15 anni, la rata mensile a tasso fisso (5,16%) risulta pari a 799 euro, mentre a tasso variabile (3,86%) ci si ferma a 732 euro: la differenza supera gli 800 euro annui e quindi l'ago della bilancia pende ancora a favore del tasso variabile. Certo se, come prospettato da più parti, la Banca Europea non si fermerà qui ma, come appare probabile, aumenterà di un altro quarto di punto a giugno e di nuovo a settembre, portando il tasso chiave di rifinanziamento al 3% entro la fine dell'anno, il discorso convenienza potrebbe cambiare e i mutui a tasso fisso potrebbero prendersi la rivincita sugli avversari. Sicuramente sarà necessario prestare molta attenzione al tipo di finanziamento prescelto, visto che le prospettive nel prossimo futuro sono "rialziste".

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