Permesso di soggiorno, aumentano costi e controlli

Immigrazione clandestina Arriva il primo “si” dall’aula del Senato sull’aumento della tassa di soggiorno per gli immigrati. L'importo del “contributo”, come deciso dal governo, andrà da un minimo di 80 a un massimo di 200 euro. L'emendamento del governo riformula il testo uscito dalle commissioni che avevano fissato, su proposta della Lega, l'importo della tassa a 200 euro.

Nel testo approvato in aula è stabilito che “la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno sia sottoposta al versamento di un contributo, il cui importo è fissato tra un minimo di 80 euro a un massimo di 200 euro con decreto del ministro dell'Economia, di concerto con il ministro dell'Interno, che stabilisce altresì le modalità del versamento nonché di attuazione della disposizione”. Non sarà richiesto “il versamento del contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno per asilo, per richiesta asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari”. Previsto anche un 'Fondo rimpatri' presso il Viminale per le spese di rimpatrio degli immigrati. Nel Fondo confluirà la metà de gettito incassato dal permesso di soggiorno.

Regole di ferro per i datori di lavoro
Intanto anche il Parlamento europeo legifera in materia di immigrazione, sottoscrivendo un maxi-emendamento di compromesso, negoziato con il Consiglio, sulla direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nella Ue.

Le sanzioni previste dalla direttiva dovranno essere pecuniarie (inclusi i costi dell'eventuale rimpatrio), amministrative (ad esempio, il ritiro della licenza d'esercizio) e, nei casi più gravi, penali. Gli Stati membri dovranno poi mettere a disposizione meccanismi per agevolare le denunce e garantire adeguate ispezioni sui luoghi di lavoro più a rischio.

Il provvedimento, allo scopo di contrastare l'immigrazione illegale, vieta l'assunzione di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente e, a tal fine, stabilisce norme minime comuni relative a sanzioni applicabili ai datori di lavoro che violano tale divieto. La direttiva va a completare i testi legislativi sul rimpatrio e sulla 'carta blu'.

La direttiva impegna gli Stati membri a obbligare i datori di lavoro a chiedere ai cittadini di paesi terzi, prima di assumerli, di presentare il permesso di soggiorno o altra autorizzazione di soggiorno, nonché a tenere o registrare una copia di tali documenti almeno per la durata del periodo di lavoro per poterli esibire durante le eventuali ispezioni delle autorità competenti nazionali. Inoltre, devono essere tenuti a informare le autorità competenti dell'inizio dell'impiego di un cittadino di un paese terzo entro il termine stabilito dagli Stati membri.

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