I mancati introiti derivati dall'eventuale eliminazione dell'IMU

La rata IMU di giugno sarà sospesa e su questo non ci piove. Il governo Letta viaggia spedito sul punto e il decreto dovrebbe arrivare in una decina di giorni al massimo. Saranno 17,8 milioni i proprietari di prima casa interessati dal congelamento della tranche. Il costo della sospensione è di 1,5 miliardi di euro. Ma la partita sulla tassa più odiata dagli italiani non finirà qui tra chi ne chiede una cancellazione totale (cavallo di battaglia di Berlusconi e del Pdl) e chi un’abolizione solo per i redditi più bassi (il Movimento 5 Stelle).

Soluzione, quest’ultima, che andrebbe certo incontro a esigenze di maggiore equità sociale e per la cui realizzazione non occorrerebbe la montagna di soldi, 12 miliardi, che si stima sia necessaria per un’abolizione pura e semplice dell’IMU. 12 miliardi quindi, con i Comuni (che nel 2012 dall’IMU hanno incassato 600 milioni; 4 miliardi lo Stato) che si vedrebbero costretti a trovare modi alternativi per fare cassa, con il risultato che quel che i contribuenti recupererebbero da una parte rischia di essere vanificato da quel che potrebbero pagare dall’altra: dall’aumento di tasse e imposte locali o dall’introduzione di nuove e più o meno mascherate gabelle a livello nazionale.

Ma volendo ipotizzare davvero una cancellazione dell’IMU sulla prima casa dove il governo penserebbe di recuperare tutte quelle risorse? Non basterà certo l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, previsto per luglio, che tra l’altro il premier Enrico Letta vorrebbe scongiurare. Ma sulla questione nello stesso Pd (e quando mai) sembra esserci una certa diversità di vedute. Ieri il viceministro democrats dell’Economia Stefano Fassina al Tg3 ha detto:


Io ne faccio un discorso pratico: se improvvisamente abbiamo trovato 10-12 miliardi da spendere possiamo abolire l'IMU, ma non sarà così. Meglio evitare l'aumento dell'Iva che pesa sui consumi e quindi sull'attività produttiva delle imprese e sul lavoro e cancellare l'aumento dei ticket previsto per il 2014. Queste misure sarebbero più eque e utili all'economia. Non possiamo parlare in modo astratto: anche noi in campagna elettorale abbiamo proposto di intervenire in modo incisivo sull'Imu, innalzando la detrazione per la prima casa da 200 a 500 euro. Ma parliamoci chiaro, dal primo luglio avremo un aumento dell'Iva che vale 4,5 miliardi; dal primo gennaio 2014 un aumento dei ticket sanitari che vale 2 miliardi. Che senso ha togliere l'IMU e far risparmiare a una famiglia 100 euro all'anno quando noi poche settimane dopo gli facciamo pagare l'Iva che costa in media 200 euro all'anno, più i ticket?.

Già che senso avrebbe? Probabilmente solo quello di prolungare la vita del governo di larghe intese con Berlusconi che ha già condizionato la fiducia del Pdl all'esecutivo Letta all'abrogazione dell'IMU sulla prima casa. Abile tattica politica, il Cavaliere sfrutterà fino in fondo la partita sull'IMU in termini elettoralistici.

I miliardi racimolati dall’aumento dell’Iva e da quello dei ticket sanitari potrebbero sommarsi a un deciso taglio ai costi della politica (solo il Parlamento ci costa 1,6 miliardi all’anno; 350 milioni il Quirinale) ma la coperta sarebbe ancora troppo corta. Per uscire dall’impasse abrogazione o non abrogazione dell’Imu si starebbe facendo così spazio l’idea di introdurre una service tax, in mano ai Comuni: un'imposta unica sui servizi e sulla casa, in cui dovrebbero confluire la tassa comunale sugli immobili, quella sui rifiuti e sui servizi, le addizionali Irpef locali e un prelievo mirato sulle case di pregio (con un valore superiore a 1,6 milioni).

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail