Draghi: possibile nuovo taglio dei tassi. Euro sotto quota 1,31 dollari

Abbassare ancora il costo del denaro si può. Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha precisato oggi che se sarà necessario l’Eurotower è pronta ad agire ulteriormente sui tassi di interesse, dopo il recentissimo taglio dallo 0,75 allo 0,50%, il minimo storico. Nel corso della lectio magistralis tenuta in occasione della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Scienze Politiche alla Luiss il numero uno della Bce ha poi parlato delle fragilità strutturali, mai davvero affrontate, di alcuni Paesi dell’area Euro che ora emergono in tutta la loro drammaticità:

Oggi la crescita è più debole in alcuni paesi che in altri, non solo perché il credito è scarso. Era più debole anche prima della crisi, nonostante una crescita spesso tumultuosa della spesa pubblica, perché non si erano volute affrontare fragilità strutturali, di cui oggi dopo la crisi sentiamo tutto il peso.

Serve una più equa redistribuzione del reddito e politiche strutturali sul modello di quelle realizzate, da tempo, in Germania:


Da quasi vent'anni è in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi delle famiglie che penalizza i più deboli. Nell'area Euro, la straordinaria affermazione della moneta unica nascondeva per anni i rischi che venivano accumulandosi. I governi dei Paesi membri si sentivano liberati dai vincoli preesistenti: con l'eccezione della Germania e di pochi altri paesi, procrastinavano le riforme strutturali che avrebbero potuto adeguare la competitività di strutture economiche obsolete alle sfide di una globalizzazione incalzante; scardinavano i limiti introdotti dal patto di Stabilità e crescita e, minando la loro stessa credibilità quali partner dell'Unione monetaria.

L’Unione Europea, ha aggiunto Draghi:


già negli anni precedenti alla crisi, iniziava a dividersi tra Paesi con saldi commerciali positivi e bilanci pubblici in ordine e paesi con deficit sull'estero e deficit di bilancio crescenti, finanziati con flussi di credito privato sempre più provenienti dal primo gruppo di paesi e utilizzati non per fare investimenti che accrescessero la competitivita', ma per finanziare spese improduttive o bolle immobiliari". Nessuno, ha concluso, "aveva immaginato che l'Unione monetaria potesse diventare un'unione divisa tra creditori permanenti e debitori permanenti e debitori permanenti dove i primi avrebbero prestato per sempre ai secondi denaro e credibilità.

Sul mercato dei cambi dopo le parole del presidente della Banca centrale europea l'euro al termine della giornata operativa (8-17) chiude in ribasso a 1,3057 dollari e 129,69 yen. Sotto la spinta degli ultimi dati sulla disoccupazione in Usa diffusi venerdì scorso, migliori del previsto, il dollaro continua ad avanzare sullo yen, a quota 99,31. I nuovi vertici della banca centrale giapponese, insediatisi a fine febbraio, hanno deciso una iniezione di liquidità senza precedenti nei mercati con un impatto sul tasso di cambio che ha portato a una svalutazione dello yen vicina al 30% sia rispetto all’euro che al biglietto verde. Ne beneficiano le esportazioni e quindi la bilancia commerciale del Paese nipponico ma anche il mercato azionario fa i salti di gioia come dimostra l’andamento dell’indice Nikkei da alcuni mesi a questa parte. Una politica monetaria molto stimolante, aggressiva, che l’economista ed ex ministro della funzione pubblica Renato Brunetta vorrebbe vedere replicata in Europa dalla Bce.

© Foto Getty Images

  • shares
  • +1
  • Mail