Perchè l'istruzione non paga?

Laureati disoccupati Se potessi avere mille euro al mese. Tempi duri per i laureati per cui la soglia dei mille euro rappresenta uno scoglio difficilmente superabile. Il paradosso riguarda proprio la relazione inversa tra livello di istruzione e stipendio.
Il primo stipendio infatti viaggia tra 450 e 1100 euro al mese.

A parità di ore lavorate, spesso, un cameriere, o un barista, guadagna più di un ingegnere o un laureato in Storia. Questo è legato al fatto che un neolaureato difficilmente trova un lavoro qualificante e si accontenta quindi di mansioni sottodimensionate rispetto alle proprie potenzialità, rischiando così di rimanere invischiato in un profilo professionale a basso livello.

Ed ecco che si fa strada l'idea che fare l'università non serva più. Lo dimostrano le statistiche sulle immatricolazioni che registrano decisi cali. Ad avvalorare la tesi il quadro europeo dell'istruzione. In altri paesi comunitari infatti i laureati guadagnano il 50% in più rispetto a quanto accade nel nostro sistema.Il 74 per cento dei laureati, a tre anni dalla fine degli studi, ha un impiego. A voler essere disfattisti, significa che uno su quattro non ha di che guadagnarsi da vivere. E il 21 per cento di chi lavora continua a oscillare tra un’occupazione e l’altra, tra contratti a termine e interinali. Gli stipendi vanno di pari passo: a un anno dalla laurea la media è 850 euro al mese e sorride agli ex studenti del Politecnico, che riescono addirittura a strappare ai loro datori di lavoro 900 euro. Tre anni più tardi, la situazione migliora, senza trionfalismi: si passa da 850 a 1.100.

L'importante, sostengono insegnanti e rettori, è focalizzaresi sul lungo periodo.

Per i non laureati cambia poco. Faticano meno a trovare un’occupazione stabile ma non hanno prospettiva di godere di un tenore di vita accettabile in futuro. Il loro stipendio ha ottime possibilità di restare sostanzialmente al palo, quota 900-1000 euro. Finisce che tre su quattro bussano alla porta di mamma e papà per chiedere una mano.

Oggi, del resto, le aziende, anziché assumere, tentano di frenare l’emorragia. E, ovunque, si diffondono forme di lavoro sempre più atipiche. Prendete il comparto del commercio. Si dovrebbe entrare come apprendisti: 400 euro al mese, contratto di 4 anni metà lavoro metà formazione; alla fine nell’80 per cento dei casi si viene confermati. «Un apprendista costa poco, ma ha un contratto lungo, e quindi le aziende preferiscono evitare», racconta Elena Ferro della Cgil-Filcams. «Optano per contratti a tempo, a ore, per i fine settimana, part-time. E i ragazzi entrano in un circuito per cui si naviga a vista di contratto in contratto». A vista e con le tasche vuote: un part-time da barista o commesso vale 600 euro al mese, che diventano 1100 con un full time.

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