Sanremo: più che un festival un business!!

Compensi Sanremo Fioriscono anche quest’anno le polemiche sui compensi milionari dei presentatori del festival musicale.

Vincitore indiscusso del Festival è sicuramente il “caro” Bonolis, il cui compenso, spiegano da Viale Mazzini, non sarà legato ai punti di share. Il suo milione di euro infatti sarà completamente svincolato dalle performance della 59esima edizione.
A parziale giustifica di questa folle spesa la Rai precisa che “non esiste un tetto per i compensi artistici”. “Si deve ricordare - spiega l'azienda . che i limiti alle retribuzioni non riguardano, come prevede la legge, i compensi artistici, che sono ovviamente legati alle regole del mercato”.

A stimolare le incalzanti polemiche anche il corrispettivo del comico toscano: Benigni incasserà con la sua partecipazione 350mila euro. Non da meno anche il cachet riservato a Maria de Filippi, che intascherà 50 mila euro.

“Parliamo - spiega il leader del Pd Veltroni - di un paese in cui si danno 300 mila euro a uno del Grande Fratello mentre gli operai che ho visto stamattina forse avranno una cassa integrazione da 880 euro. Un paese - ha concluso - un po' diverso da questo disgustoso Truman Show berlusconiano nel quale stiamo da quindici anni e che sta producendo i danni che vediamo".

La querelle sui compensi è ormai una tradizione consolidata quanto la kermesse musicale ormai.

Anche due anni fa l'allarme compensi riempì infatti le pagine dei giornali per i cachet di Pippo Baudo e Michelle Hunziker. Il ministro per le riforme Luigi Nicolais, però, firmò una circolare che eliminava il tetto (272 mila euro) ai compensi per le star della Rai, previsto dalla Finanziaria. Il dg Rai Claudio Cappon precisò che i compensi di Sanremo "sono un caso, ma non isolato perché gli alti compensi non sono meno di 40-50 l'anno". E parlò di un caso "esemplificativo dell'incertezza giuridica nella quale la Rai si deve gestire, su regole del gioco che non sono fissate dalla Rai che deve interpretarle al proprio meglio e poi attenervisi".

Il giro d'affari dei diritti

Ad alimentare il caso arriva anche una lettera di Rai Trade, la società che commercializza in esclusiva i prodotti Rai, indirizzata da Carlo Nardello, amministratore delegato di Rai Trade, alle direzioni Rai di Pianificazione e Controllo, Sviluppo Commerciale e Affari Legali, nonché, per conoscenza, al direttore generale Claudio Cappon e al capo del suo staff.
Nella lettera, Nardello mette in guardia circa il danno che verrebbe alla Rai dall’accordo con Benigni per la cessione dei diritti home video delle sue esibizioni tv.

I parametri di mercato, utilizzati da Rai Trade, prevedono per lo sfruttamento dei diritti materiali Home video nel mondo un corrispettivo base di 2.200 euro al minuto. Dunque, per i 500 minuti ceduti a Benigni, un editore avrebbe dovuto sborsare un milione e 100.000 euro. L’accordo parla, invece, di un importo pari a 350 mila euro. Nardello nella lettera a Cappon sottolinea il principio della “non esclusiva” che tutelerebbe maggiormente gli interessi Rai. "In data 21 gennaio u.s, a seguito delle negoziazioni con la Melampo, è stata proposta - è scritto nella lettera - una licenza non esclusiva della durata di 5 anni per l'utilizzo dei materiali di Benigni con la ripartizione dei proventi 65% Melampo e 35% Raitrade”2. Un accordo quest'ultimo mai firmato. Per Nardello, la concessione del “master in esclusiva a Melampo porterebbe un domani ad avere solamente Melampo quale interlocutore per l'utilizzo di quei materiali, cosa che indebolirebbe Rai non solo dal punto di vista strategico ma anche dal punto di vista operativo”.

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