Stretta creditizia: largo al Tremonti Bond

Tremonti bond Si tratta, come spiegano i colleghi di Finanza blog, di obbligazioni speciali emesse dalle banche che il ministero del Tesoro si è detto pronto a comprare. Lo scopo è, come noto, quello di permettere che il sistema bancario italiano si mantenga ben patrimonializzato e soprattutto che non scarichi gli effetti della crisi sull’economia reale (non troppo almeno).

In pratica il Tesoro, più che le banche che hanno più volte ribadito di stare bene così, vuole aiutare le imprese: per farlo deve però evitare una stretta del credito (il così detto credit crunch). D’altra parte molte cose testimoniano che l’attenzione è concentrata sulle piccole e medie imprese. Tremonti ha detto, per esempio, di avere previsto dei centri di controllo collegati alle prefetture che dovranno verificare che gli eventuali finanziamenti per le banche finiscano davvero nell’economia. Il pagamento dell’Iva all’incasso invece che alla fatturazione per le aziende con meno di 200 mila euro di ricavi è un altro intervento in favore delle piccole imprese.

Come funziona?
Le banche potranno emettere le obbligazioni per il Tesoro se vorranno rinforzare il proprio tier 1 e queste obbligazioni non avranno diritti di voto, né saranno necessariamente convertibili. Chiaramente lo Stato non presta questi soldi per niente, anzi punta a ricavare profitti dall’eventuale sottoscrizione di queste obbligazioni. Poiché i fondi pubblici saranno ricavati in buona parte dall’emissione di debito pubblico (ossia di BOT, BTP etc.) il Governo conta di guadagnare dalla differenza tra gli interessi sui titoli di Stato e quelli sulle obbligazioni bancarie sottoscritte.

Alcune novità
Secondo le ultime modifiche apportate dal Tesoro sarebbero tre le versioni del “Tremonti bond” al quale le banche potranno ricorrere per rafforzare il capitale di vigilanza Core Tier-1:


  • quello che le banche terranno più a lungo,

  • quello per gli istituti che lo rimborseranno il prima possibile

  • quello che può essere sottoscritto dal Mef e da investitori privati assieme: quest'ultimo sempreché «le condizioni siano tali da non alterare gli incentivi degli investitori privati», nel rispetto della concorrenza del mercato.

La novità introdotta ieri è l'aggiunta di un "nuovo" Tremonti bond, per il quale si è resa necessaria l'approvazione di Bruxelles: questo subordinato è mirato alle banche che intendono approfittare di questa opportunità per il minor tempo possibile e che preferiscono pagare una cedola più alta (8,5%) per i primi quattro anni pur di spuntare un rimborso alla pari (100). Infine, il Mef ha ideato un terzo Tremonti bond che può essere sottoscritto tanto dal Tesoro quanto dai privati, quando questi ultimi acquistano "almeno" una quota del 30% dell'emissione.

Un'altra novità importante è stata inserita nell'ultima versione del decreto sui Tremonti bond approvata ieri da Bruxelles: un cap al 15% anche per quanto riguarda l'onere calcolato sui dividendi. Nel definire il pagamento degli interessi di queste obbligazioni, infatti, il Mef traccia tre strade:


  • un coupon che sale nel tempo;
  • una remunerazione rapportata ai dividendi;
  • un tasso d'interesse agganciato al rendimento dei BTP a trent'anni. Nella prima versione del subordinato per il Core Tier-1, il Mef aveva previsto un tetto al 15% solo per la cedola dal 2039 in poi. Nella nuova formulazione, gli oneri pagati dalle banche sono calcolati in relazione al dividendo al 105% (2009), 110% (2010), 115% (2011-2017) e 125% (2018 in poi) «fermo restando il limite del 15%.
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