Nucleare: a chi conviene?

Dibattito nucleare «Da noi i costi dell'elettricità sono il 40-50% più alti che in Francia», esordisce così l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, a proposito dell'opportunità di introdurre il nucleare nel nostro Paese.

Vantaggi evidenti...
Un'affermazione che trova conferma nei dati forniti dall'Autorità per l'energia e il gas. Questi infatti evidenziano, per le famiglie italiane, una spesa per la bolletta elettrica di 396,70 euro all'anno, contro i 253,40 di quella francese e superiore, di ben 111,72 euro, rispetto alla tariffazione media dell'Unione eurepea che si attesta a 284,97 euro annui.

Le cause che comportano un costo così elevato dell'elettricità per l'Italia sono decisamente eterogenee. Al primo posto c'è il fatto che l'Italia, per sostenere il proprio fabbisogno energetico, dipende dalla corrente prodotta all'estero e quindi deve rifornirsi da Francia e Svizzera che assieme trasferiscono in Italia il 90% di tutta la nostra importazione di elettricità.

Altra causa, che sta anche alla base della nostra dipendenza da altri fornitori stranieri, è che le nostre centrali elettriche per produrre energia utilizzano materie prime di importazione come il petrolio e il gas naturale: combustibili molto costosi.

Ultimo ma non meno importante fattore è stata la resistenza verso l'uso di fonti alternative come il nucleare o i termovalorizzatori. Emerge infatti che i Paesi che hanno investito in queste strutture oggi hanno un costo a singolo Kwh decisamente inferiore rispetto a quello italiano che costa 14,46 centesini arrivando addirittura a doppiare quello svedese che si attesta sui 7,01 centesimi.

...e svantaggi latenti
Certo i facili allrmismi non giovano al progresso ma rimane agli italiani il dubbio sulla sicurezza. Le centrali nucleari di nuova generazione - che la Gran Bretagna sta progettando di costruire e che sono già in fase di realizzazione in Francia e in Finlandia - sarebbero a detta di alcuni esperti, persino più pericolose, in caso di incidente, di quelle vecchie che andrebbero a sostituire.

A rivelarlo è un'inchiesta del quotidiano britannico "The Independent", che ha ottenuto una serie di documenti interni all'industria del nucleare dai quali emerge che, sebbene i nuovi European Pressurised Reactors (Epr) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso si verificasse un incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe molto maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime.

Un rapporto redatto dalla società francese Edf rivela che l'emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l'emissione dell'isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore.

Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte. A rendere i nuovi Epr più pericolosi in caso di incidente, spiega il giornale, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali, modificando la natura stessa del carburante. Oltre alla Finlandia e alla Francia, dove due reattori di nuova generazione saranno realizzati in Normandia, ad essere interessate alla costruzione degli Epr sono la Gran Bretagna, dove quattro reattori verrebbero realizzati dalla Edf in Somerset e nel Suffolk e l'India, che ne vorrebbe costruire sei.

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