Federalismo sanitario: l'Italia si divide

Federalismo sanitario Introdotta nel 2001 la riforma del sistema sanitario ha ianugurato nel nostro paese una sorta di federalismo regionale, acutizzando però la distanza tra regioni virtuose e amministrazioni fortemente indebitate. si riconferma dunque il quadro di un'Italia a diverse velocità secondo quanto emerso dalla sesta edizione del Rapporto Osservasalute (2008), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualita' dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, presentata ieri al Policlinico Gemelli di Roma.

Dal confronto di alcuni parametri, in questi anni di transizione verso il federalismo, appaiono sempre piu' nitide le differenze Nord-Sud. A partire dalla quota di Pil che ciascuna Regione spende in sanita'. Infatti, mentre quelle del Sud sono costrette a dedicare quote molto elevate del loro Pil all'assistenza sanitaria - si arriva fino all'11% in Molise e a piu' del 9% in Calabria - Regioni come la Lombardia usano per soddisfare il bisogno di assistenza sanitaria il 5% del proprio reddito (dati 2005).

L'Italia della sanità
Le Regioni, inoltre, spendono, pro capite, cifre molto diverse per assistere i cittadini. Dai 1.581 euro a testa in Calabria ai 1.918 del Molise, fino ai 2.200 per la Provincia Autonoma di Bolzano. In generale, comunque, la spesa pro capite sta aumentando, per l'impegno a livello nazionale nell'investimento per la salute dei cittadini: tra il 2006 e il 2007 e' passata da 1.692 euro a 1.731 euro per ogni italiano. E, in questo caso, i confini geografici sono piu' sfumati.

La linea di confine tra settentrione e meridione pero' diventa assai netta quando si parla di disavanzi. Sicilia, Campania e Lazio, nonostante gli sforzi, hanno un deficit che complessivamente rappresenta circa l'83% del disavanzo accumulato a livello nazionale. E tutte le regioni del Sud hanno un risultato negativo anche nel 2007, accompagnate da Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta.

Anche i dati sui tassi di ricoveri in ospedale rimarcano le differenze fra un capo e l'altro della Penisola. A fronte di una diminuzione complessiva sia per i ricoveri in regime ordinario che per quelli in day hospital, continua ad esserci, soprattutto al Sud una frequenza ancora troppo elevata del ricorso all'ospedale, indice, secondo gli esperti, di una scarsa azione sul territorio basata su prevenzione e cure primarie, con conseguenti sprechi e inappropriatezza. Mentre le Regioni 'virtuose' colgono i frutti delle politiche di prevenzione attuate in questi anni. In generale, comunque, rispetto ai dati del Rapporto Osservasalute 2007 si nota una tendenza alla diminuzione dei tassi di ospedalizzazione per acuti e dei ricoveri in regime ordinario di riabilitazione. Un aumento, invece, si registra per i ricoveri in lungodegenza.

Lazio
Disavanzi da record per la regione Lazione che registra un deficit di poco inferiore alla metà di tutto il disavanzo nazionale del 2007. Positive le stime per il 2008-09: secondo il sub-commissario Mario Morlacco (nominato quale garante del Governo sul Piano di rientro dal deficit) l'extra-deficit dovrebbe essere stazionario nel 2008 rispetto al 2007 e in calo del 70% nel 2009.
Analizzando la performance 2007, il costo sanitario per ogni cittadino è stato di 1.931 euro, contro una media italiana di 1.731 euro e una crescita tra il 2001 e il 2007 del 38,5%. Tuttavia il Lazio è tra le Regioni che rispetto al 2006 ha diminuito di più la spesa procapite.
La Regione poi "investe" in sanità una quota di Pil superiore rispetto alle altre Regioni: il 6,28%, contro un valore medio nazionale del 4,05%. Inoltre, il Lazio è la Regione con il più alto deficit procapite nel 2007: 261 euro. Considerando i disavanzi dal 2001 al 2007, ogni cittadino ha accumulato un "debito" di 1.823 euro contro una media italiana di 504 euro procapite. La Regione intanto ha avviato un trend di contenimento che già nel 2007 indica una diminuzione nella crescita della spesa.

Meridione
maglia nera a Campania e Sicilia. In Campania infatti il disavanzo pro capite nel 2007 (120 euro) è più che raddoppiato rispetto a quello dell'anno precedente (52 euro), mentre arretra leggermente in termini di deficit pro capite la Sicilia passando da un indebitamento procapite di 128 euro a 105 euro. La Puglia ha un disavanzo sanitario per assistito di 49 euro nel 2007 ed è una delle pochissime regioni in cui il dato del 2007 appare in crescita rispetto a quello del 2004. Per la Basilicata disavanzo pro capite di 22 euro.
Quanto alla spesa sanitaria pro capite, la Calabria è ultima in classifica nazionale con 1.581 euro spesi per ciascun assistito. In Campania la spesa è pari a 1.654 euro pro capite, contro una performance nazionale che è di 1.731 euro. Dalle regioni una dura critica sui criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale.
Intanto, in Sicilia, dopo due disegni di legge sulla riduzione del numero di Asl è in arrivo il terzo che porterà la firma del Governatore, Raffaele Lombardo.

Nord
Pareggio in Veneto, avanzo pro capite a Bolzano e in Friuli-Venezia Giulia. È un Nord-Est virtuoso, quello delineato dal Rapporto Osservasalute 2008 dell'Università Cattolica secondo cui le regioni della zona sarebbero tutte al di sotto del valore medio italiano del rapporto spesa/Pil, pari al 6,69 per cento. A Bolzano si registra la più alta spesa pro capite, 2.202 euro (dato 2007), ma a questo proposito bisogna considerare le diverse modalità di finanziamento delle Province autonome. In Veneto la più bassa spesa pro capite dell'area: la Regione, nel processo verso la devoluzione, sarà presa a modello nella definizione dei "costi standard", insieme a Lombardia, Emilia-Romagna, e Toscana. Nel Rapporto 2008 anche un check-up sulla salute degli italiani: Bolzano vince la prova-bilancia, Trento è la più salutista a tavola con il maggior consumo di frutta e verdura. L'area si piazza bene anche per le pratiche sportive, ma scivola sul fronte dell'alcool, con un'alta percentuale di binge drinker.

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