Giovannini: "la riforma del lavoro Fornero sta funzionando"

La riforma del mercato del lavoro targata Elsa Fornero ha bisogno solo di alcune modifiche "limitate e puntuali" dato che le imprese e gli investitori non amano cambiamenti sostanziali a ogni nuovo governo o, peggio, vuoti di legge. E poi la riforma sta funzionando. È quanto ha detto oggi il neo ministro del Lavoro ed ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini nell’audizione parlamentare in cui ha delineato le linee guida del dicastero, nel segno della continuità e senza scossoni:


La riduzione dell'occupazione negli ultimi 2-3 mesi si è arrestata, un elemento interessante che potrebbe essere coerente con l'aggiustamento che sta avvenendo nel mercato del lavoro. Bisogna stare attenti a toccare una riforma che sta ottenendo gli effetti attesi. Imprese e investitori non amano l'instabilità delle norme.

Giovannini ha poi precisato che il governo Letta sta studiando agevolazioni fiscali a favore delle imprese che assumono e se mettere in pratica la così definita staffetta giovani-anziani. Misura "costosa" e verso cui il ministro non sembra nutrire molta convinzione: i giovani che subentrano agli anziani, dice Giovannini, avrebbero retribuzioni inferiori in famiglie che non hanno redditi elevati.

Pur con tutte le prudenti previsioni del caso, probabilmente sempre meglio che restare disoccupati. Secondo i dati espunti dal sistema delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro nei primi nove mesi del 2012 - dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero - sono stati interrotti con un licenziamento qualcosa come 640mila rapporti di lavoro, tra licenziamenti individuali e collettivi. Una percentuale in aumento dell’11% sul 2011.

Gli assunti? Per un milione in tutto di licenziati nel 2012 sono stati attivati 10.211.319 rapporti di lavoro, dipendente o di collaborazione, 231mila in meno rispetto a quelli creati nel 2011. Fin qui, e in base a questi numeri, la riforma sembra aver reso più facile licenziare ma non assumere e ancor meno stabilizzare. Sempre a 9 mesi dall’entrata in vigore della riforma solo il 5% dei cosiddetti lavoratori precari è stato stabilizzato, soltanto il 4% ha strappato un contratto flessibile con maggiori tutele mentre il 49% o ha perso il lavoro (27%) o ha dovuto accettare un contratto peggiore (22%). Altro effetto collaterale della riforma è che i contenziosi sull’articolo 18 hanno raddoppiato il lavoro dei tribunali, senza contare che i nuovi ammortizzatori sociali dovrebbero entrare in vigore solo a partire dal 2017.

Capitolo pensioni. Senza cambiamenti, cioè con l’attuale legge entro il 2018 l'età per la pensione arriverà a 66 anni per tutti, tranne se si hanno 42 anni di contributi. Il ministro del Lavoro ha spiegato che la linea del governo è quella già illustrata dal presidente del Consiglio Enrico Letta: la riforma delle pensioni sarà modificata in modo da rendere maggiormente flessibile l'età d’uscita dal lavoro, pur se con penalizzazioni.

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