Tariffe flat a giorni contati

Tariffe flat Il canone senza limiti andrà in pensione? Considerato lo spropositato uso di banda spinto da video e Youtube è altamente probabile, almeno così sostengono gli operatori del settore. In controtendenza al resto del mondo, negli Stati Uniti tornano di moda gli abbonamenti a consumo per il Web. L'operatore Time Warner Cable avrebbe infatti appena proposto piani tariffari non flat, scatenando una marea di polemiche.

Secondo quanto riportato dal New York Times infatti i provider mediterebbero di fare una transizione, almeno parziale, da offerte "all you can eat" a quelle che hanno prezzi variabili a seconda dell'uso che ne fa l'utente. Consumi tanta banda perché ti scarichi mezza Hollywood in un mese? Pagherai di più. Certo è che sarà una transizione sofferta e, al tempo stesso, sempre più avvertita come necessaria.

La pietra dello scandalo i piani non flat, sarebbero attualmente in fase di sperimentazione da altri operatori, come Comcast, al solito per fronteggiare il fenomeno del peer to peer, che ora equivale a circa il 90 per cento del traffico mondiale.

La genesi delle tariffe flat
Secondo Nuti, presidente di Aiip (associazione dei principali provider italiani), per capire il problema, è opportuno ritornare "ai tempi in cui è nata la banda larga su rete fissa. È stata sempre flat, a differenza di quella su rete cellulare, perché grazie all'Adsl e al protocollo IP, la tecnologia permetteva di dare tanta banda a costi ottimizzabili tramite la condivisione delle risorse tra tanti utenti", spiega Paolo Nuti, presidente di Aiip (associazione dei principali provider italiani). Poi qualcosa si è rotto in quest'idillio. Con il successo del peer to peer, si è visto che "saliva l'utilizzo della rete da parte degli utenti, mentre il costo per aumentare la capacità delle reti non tendeva a zero", dice Nuti. Un corto circuito, che rischia di rendere sempre meno sostenibile il business degli operatori. "Poiché l'utente vuole pagare il meno possibile, devono nascere tariffe differenziate in base all'uso", dice Nuti.

È già così su rete mobile, per due motivi: lì le risorse sono molto più scarse che su rete fissa; gli operatori cellulari hanno lanciato offerte dati in un secondo momento, già tenendo conto del problema peer to peer. Su rete fissa è invece un nodo ancora non affrontato, ma che diventa sempre più grosso: "Se aumenta il traffico, devi prendere nuovi apparati, per aumentare la capacità di switching, avere più illuminatori della rete in fibra ottica. Devi potenziare di conseguenza il centro di controllo. Aumentano i costi operatori, per la manutenzione...", continua Nuti.

Concorrenza o sostenibilità: un dilemma senza uscita!
Altro non secondario problema è certamente rappresentato dalle pressioni dell'industria dell'audio visivo. Oltre a prendersela con portali e utenti peer to peer, i detentori di copyright non hanno rinunciato all'obiettivo di ottenere leggi per caricare sui provider la responsabilità del traffico pirata. Lo testimoniano alcune proposte di legge che ogni tanto affiorano.

Sembra insomma una via senza uscita: gli operatori non possono aumentare i costi, non se la sentono di rinunciare alle flat per accaparrarsi utenti, ma non possono nemmeno investire in misura adeguata per sostenere la crescita del traffico. Forse si arriverà a un punto di rottura, in cui la pacchia della flat totale finirà e gli operatori e gli utenti dovranno trovare un nuovo patto per andare avanti (v. articolo).

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