Pornotax, il fisco vuole la sua parte!

Pornotax Scatta la Pornotax: sono infatti pronti - spiega l'agenzia delle Entrate - i codici tributo per il versamento, con il modello F24, dell'addizionale all'Irpef e all'Ires da applicare sui ricavi o compensi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico. Lo stesso è previsto per le trasmissioni televisive che, per sollecitare la credulità popolare, si rivolgono al pubblico attraverso numeri telefonici a pagamento. Dal 2008, infatti, come ricorda una risoluzione dell'Agenzia delle Entrate lo stesso regime impositivo si applica anche ai soggetti che utilizzano questo tipo di trasmissioni approfittando della credulità delle persone cui si rivolgono. Per effetto dell'estensione dell'addizionale del 25 per cento, disposta dal decreto anticrisi, anche queste attività troveranno quindi ad attenderle un loro "codice etico" per effettuare i versamenti tramite modello F24. L'imposta aggiuntiva è fissata nella misura del 25 per cento del reddito complessivo netto corrispondente alla somma dei ricavi e dei compensi derivanti da queste attività, decurtata dall'ammontare dei componenti negativi relativi a beni e servizi utilizzati per lo svolgimento delle medesime attività.

Chi riguarda?
Il prelievo fiscale aggiuntivo che colpisce l'industria dell'eros più spinto è una delle misure introdotte dal piano anti-crisi del governo, articolo 31. Ma chi riguarda la gabella? Chi in generale produce e commercializza materiale pornografico, che si troverà a pagare un'addizionale del 25% sui redditi che ne derivano. Nata nel 2002 per iniziativa dell'allora deputato forzista Vittorio Emanuele Falsitta, riproposta nel 2005 da Daniela Santanchè eppure finora mai applicata, la pornotassa stavolta riparte con vigore: colpirà infatti a partire da quest'anno gli introiti del 2008, gli acconti dovuti al Fisco saranno del 120%.

Tra i prodotti nell'occhio del mirino anche la trasmissione di programmi tv a luci rosse.

Cos'è il porno?
Il decreto del Consiglio dei ministri riassume cosa si intende per porno: giornali e riviste specializzate, compresi dvd e materiale allegato e «ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti».

Dove gli amplessi fossero soltanto abilmente recitati, par di capire, l'opera sarebbe esentasse, ma non è chiaro.

Il business a luci rosse
Spetterà al ministro per la Cultura Sandro Bondi individuare cosa è porno e cosa è soft (o pop-porno, dall’hit già di culto lanciata dalla Ventura). Gli operatori del settore sono pessimisti: il mercato sarebbe florido, l’Eurispes lo calcola intorno ai 900 milioni di euro, ma la maggior parte gira su circuiti illegali e dunque non tassabili. Proprio perchè fiorente, mormora qualcuno, il Governo intende tassare questio mercato. L'Italia si posiziona infatti al settimo posto a livello mondiale per fatturato.

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