Scuole private? Un affare da ricchi!

Scuola privata Sguinzaglia il proprio segugio anti-evasione l'Agenzia delle Entrate che, secondo quanto stabilito in una Circolare pubblicata ad inizio mese, potrà fare i conti in tasca ai contribuenti.

Nel documento che prova a fornire le indicazioni da seguire per scovare chi non ama dare allo Stato buona parte dei suoi guadagni, il fisco elenca alcuni servizi di lusso, una sorta di spia che deve permettere a chi effettua i controlli di verificare più attentamente i conti di alcuni contribuenti.

Accertamenti fiscali
I nuovi criteri stabiliti per il 2009 dalle Entrate si basano oltre che sul redditometro sull’ accertamento sintetico che segue la regola del "se spendi tanto guadagni tanto". E, quindi, finire sotto osservazione diventano, così, i diversi stili di vita delle persone. Ebbene, fra le spie degli stili di vita ad alto profilo di reddito ci sono anche le scuole private. Insieme con le super-barche e i grandi viaggi, i porti turistici, i circoli esclusivi, i centri benessere.

La prova del nove dei redditi
Il fisco non ha torto: ci sono persone che dichiarano un reddito pari più o meno alla retta annuale in una privata. Mandare il proprio figlio alla St. Stephen’s all’Aventino a Roma, una delle scuole più care ed esclusive, ad esempio, costa non meno di 20 mila euro l’anno. Al prestigioso Chateaubriand o all’Int’l School siamo intorno ai 14-15 mila euro. Se un ispettore si trovasse davanti ad un reddito di 15-20 mila euro l’anno e un’iscrizione in uno di questi istituti dovrebbe andare più a fondo nelle verifiche, insomma. «Va sviluppato un attento esame di elementi di spesa e di investimento indicativi di capacità contributiva», si raccomanda la circolare.

Interessi in gioco
La Circolare della discordia ha fatto saltare la mosca al naso agli istituti paritari. Temendo infatti che gliaccertamenti facciano loro perdere iscritti, le scuole private hanno giocato la carta politica, chiedendo innanzitutto una spiegazione all'agenzia delle Entrate.

Innanzitutto precisano che il termine «scuole private» utilizzato nella circolare «non ha riferimenti legislativi». E proseguono ricordando che «quelli che sono dei diritti garantiti dalla Costituzione - la libertà di educazione e di scelta scolastica delle famiglie - verrebbero considerati come spese per beni superflui». Alle scuole paritarie non piace essere considerate spese superflue. «Il messaggio che arriva - sottolinenano - può essere interpretato in senso minaccioso: se scegli una scuola diversa dalla statale hai dei redditi nascosti e perciò devi essere controllato. Al contrario occorrono segnali positivi ed equi che rimettano in moto non solo l’economia ma ancora di più la speranza: per questo bisogna favorire le famiglie, la loro libertà di educazione, una pluralità di offerta formativa e scolastica».

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