Mala sanità quanto ci costi?

Medici chirurghi La sanità dà i numeri, è il caso di dirlo. 6 mila chirurghi per quattro milioni e mezzo gli interventi all'anno, con picchi di eccellenza ed efficienza unici al mondo. Ma non sono tutte rose e fiori. Sebbene l'Italia si posizioni ad un ottimo secondo posto a livello mondiale per trapianti, robotica e laparoscopia sono aumentate considerevolmente negli ultimi dieci anni (+184%) le denunce per 'malasanità' da parte di pazienti appena operati. In nove casi su dieci però, fanno sapere dalla Società italiana di chirurgia (Sic), i medici ne escono con un'assoluzione.

Questo, fanno sapere gli esperti del settore, è un paradosso in termini. Al medico col bisturi infatti viene spesso attribuita la responsabilità di disservizi e carenze degli ospedali, nonostante sia stata sottratta loro la possibilità di gestire risorse umane e materiali, pertinenza esclusiva degli amministratori.

La dura "legge" del bisturi
Il codice penale attualmente in vigore in Italia non tutela il lavoro dei chirurghi, troppe volte accusati senza motivo di malasanità. "E' un codice del 1930 che va cambiato, come avvenuto in altri Paesi, perché non contempla la specifica per la sanità", afferma De Antoni presidente del SIC "Il nostro codice - polemizza - non considera l'intervento chirurgico come un atto terapeutico. Ogni volta che operiamo, quindi, andiamo incontro ad un'ipotesi di reato. E' una situazione insostenibile".

Contenziosi i crescita…
Dati alla mano risulta che nel corso della propria vita professionale, 8 medici su 10 ricevono una richiesta di risarcimento e molti di loro incorrono in un processo giudiziario, accusati ingiustamente di 'malpractice'. Un terzo dei chirurghi, inoltre, passa la propria carriera sotto processo. Il costo delle assicurazioni personali per colpa professionale è salito negli ultimi anni del 300%, mentre le compagnie assicurative - termina la Sic - arrivano oggi ad incassare circa 500 milioni di euro per i premi nel settore sanitario.

..e addetti in calo
Scende l’appeal della professione medica dunque. Tempi lunghi per fare carriera e costi elevati per lo studio spingono i giovani a intraprendere altre strade. "Oggi, dicono quelli del Sic, riusciamo a stento a coprire i posti disponibili". Il presidente spiega il motivo di questo disamore. "L'impegno temporale e finanziario che comporta questa professione non è secondario - sottolinea - poiché un ragazzo deve studiare almeno 6 anni per laurearsi, altri 6 per specializzarsi e almeno altri 6 per avere quell'affermazione professionale sul mercato. Quasi vent'anni nei quali si fanno tanto sacrifici e si ottiene poco, specialmente in termini economici".

Un costo non indifferente insomma quello della malasanità che pesa non solo sui portafogli di amministrazioni e governo ma anche e soprattutto sugli equilibri sanitari e sociali.

Fonte: AdKronos
Foto: Czeta.it

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